Il deputato Stefano Vaccari presenta alla Camera un testo che punta a regolamentare l'accesso dei minori alle piattaforme digitali, con un capitolo dedicato al gambling e alle meccaniche di gioco nei videogiochi. (Immagine: Joeri Mostmans / Alamy)
"Le loot box, le casse premio, i premi casuali, le ricompense aleatorie, la pressione temporale e le forme di monetizzazione predatoria non sono dettagli tecnici. Sono leve psicologiche e quando vengono rivolte ai minori diventano un problema pubblico". Stefano Vaccari, deputato del Partito Democratico e coordinatore dell'Intergruppo parlamentare sui rischi del gioco d'azzardo, non gira intorno alla questione.
La proposta di legge presentata alla Camera il 9 giugno (A.C. 2798) ha un perimetro ampio: regolamentare l'accesso dei minori a social network e piattaforme digitali con sistemi di verifica dell'età reali, non più basati sull'autodichiarazione. Ma dentro quel perimetro c'è un capitolo specifico e dettagliato su gambling, scommesse e meccaniche di gioco che merita attenzione.
Per i minori di 16 anni, il testo vieta l'accesso a qualsiasi piattaforma, app o servizio che includa giochi d'azzardo, scommesse o lotterie, anche simulate. Vietate anche le loot box, i meccanismi di ricompensa aleatoria con esborso economico o valore virtuale convertibile, e le pratiche di "monetizzazione predatoria" basate su rinforzo variabile, accelerazione temporale o induzione psicologica. In pratica, tutto ciò che nei videogiochi e nelle app funziona come una slot machine mascherata.
I gestori delle piattaforme dovranno adottare sistemi di verifica dell'età efficaci anche per queste funzionalità, indipendentemente da come il servizio viene formalmente classificato. Vietata inoltre la pubblicità del gioco d'azzardo rivolta ai minori, anche attraverso influencer, contenuti sponsorizzati o algoritmi di raccomandazione.
Vaccari collega esplicitamente la tutela digitale dei minori al tema della presenza del gambling nello sport e nella comunicazione commerciale. "Non possiamo dire di voler proteggere i minori online e poi normalizzare il gioco d'azzardo nello sport, nella pubblicità, nelle sponsorizzazioni e persino nei contesti che dovrebbero educare a inclusione, rispetto, disciplina, salute e comunità", ha dichiarato.
Un passaggio che, nel contesto italiano, si legge inevitabilmente alla luce dei recenti accordi tra club di Serie A e operatori di gioco: dall'Inter con Betsson.sport alla Roma con Eurobet.live, fino alla Lazio con Polymarket. Il deputato non li cita direttamente, ma il riferimento è difficile da ignorare. La proposta prevede anche campagne di sensibilizzazione nelle scuole sui rischi del gioco d'azzardo e delle meccaniche assimilabili.
La proposta di Vaccari va oltre il gambling. Prevede il divieto di accesso ai social per gli under 16 (con deroghe per i 14-16enni con consenso genitoriale), la disattivazione obbligatoria delle funzionalità "addictive by design" (autoplay, scroll infinito, notifiche push, sistemi di ricompensa) per gli account minorili, il divieto di profilazione commerciale dei minori e un sistema di sanzioni fino al 6% del fatturato mondiale per le piattaforme inadempienti.
Vaccari ricorda che il 62% dei ragazzi tra 11 e 13 anni in Italia ha un profilo social, spesso creato con dati falsificati, e che solo il 30% delle famiglie usa strumenti di controllo parentale. "La libertà di un minore non coincide con l'essere lasciato solo davanti a sistemi che lo profilano, lo spingono, lo trattengono e monetizzano la sua fragilità", ha concluso.

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