Decreto Dignità, i conti dell'AIC: 100 milioni di danni alla Serie A e giovani sempre più esposti

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Daniele Alfieri

Pubblicato da Daniele Alfieri

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Ultimo aggiornamento 28 settembre 2026

Decreto Dignità, i conti dell'AIC: 100 milioni di danni alla Serie A e giovani sempre più esposti

Il presidente AIC Umberto Calcagno quantifica in 100 milioni la perdita di sponsorizzazioni per la Serie A, ma denuncia che i tifosi restano comunque esposti a gioco e scommesse. (Domenico Cippitelli / Alamy)

Il divieto di pubblicità su gioco e scommesse ha sottratto circa 100 milioni di euro di sponsorizzazioni alla Serie A, ma nella percezione del pubblico non ha impedito la continua esposizione a contenuti legati al betting. Lo ha detto Umberto Calcagno, presidente dell'Associazione Italiana Calciatori (AIC), ascoltato al Senato nell'ambito delle audizioni sui disegni di legge dedicati al sistema calcistico italiano.

L'audizione rientra nel ciclo di incontri della 7ª Commissione del Senato sul disegno di legge 1902 in materia di sistema calcistico, che nella stessa settimana ha ascoltato anche le leghe professionistiche e la Divisione Serie A femminile. Calcagno ha affrontato il tema partendo non soltanto dalle scommesse sportive, ma dalla diffusione del gioco tra le generazioni più giovani e dal lavoro di sensibilizzazione svolto dall'AIC nelle squadre professionistiche.

I cento milioni che tornano ogni stagione

Quella cifra non è nuova. Un'analisi dell'Agcom trasmessa al governo nel 2019, l'anno di entrata in vigore del Decreto Dignità, aveva già stimato in 100 milioni di euro annui il mancato introito per il sistema calcio derivante dallo stop alle sponsorizzazioni dei bookmaker. Il Report Calcio 2025, curato dal Centro Studi Figc con Arel e PwC, ha portato il conto cumulato tra il 2019/2020 e il 2024/2025 a circa 600 milioni di euro di mancati potenziali introiti per la sola Serie A. Calcagno ripete oggi lo stesso numero davanti al Senato, quasi un ritornello che accompagna il dibattito sul gioco fin dal primo giorno del divieto.

Al presidente dell'AIC interessa però un altro dato, quello che il conteggio dei milioni persi non racconta. "Da un lato è un provvedimento che certamente, conti alla mano, credo che alla Serie A abbia fatto perdere 100 milioni di euro di sponsorizzazioni. E questo è un dato di fatto", ha detto, per poi aggiungere che il sacrificio economico "potrebbe essere un sacrificio giusto se poi però ci fosse un divieto reale nella percezione, perché abbiamo visto quanto le scommesse siano comunque aumentate".

Il pubblico è cambiato, il rischio pure

Calcagno ha ricostruito il cambiamento nel profilo di chi rischia di più con il gioco d'azzardo. "La nostra generazione, non solo di calciatori ma di ragazzi, aveva statistiche ufficiali che riguardavano le ludopatie e riguardavano, vent'anni fa, i soggetti maschi dai 45 ai 60 anni. Perché le modalità di accesso al gioco d'azzardo erano completamente differenti da quelle attuali", ha spiegato. Oggi lo smartphone ha sostituito la sala scommesse di quartiere, e con essa è cambiato anche il modo in cui si accede al gioco online. "Con tutti i supporti che abbiamo con noi, le stesse statistiche ci dicono che sono i ragazzi tra i 18 e i 35 anni ad essere i soggetti che di più si avvicinano al gioco", ha aggiunto il presidente dell'AIC.

Da questo spostamento anagrafico, Calcagno fa discendere una responsabilità diretta per la categoria che rappresenta. "È impensabile che anche i calciatori non abbiano questo tipo di problematica, che non è una problematica legata alle scommesse in sé o agli illeciti sportivi", ha precisato, separando volutamente il tema della dipendenza dal gioco da quello del match-fixing. "È qualcosa che osserviamo sempre con molta attenzione", ha concluso su questo punto.

La domanda che Calcagno lascia al legislatore

Il nodo posto dal presidente AIC riguarda l'applicazione pratica del divieto, non il suo principio. Durante le partite, ha detto Calcagno, restano "delle modalità che aggirano e che di fatto sterilizzano questo provvedimento", con i siti che mostrano le quote e invitano a cliccare per giocare o scommettere. Il rischio, per Calcagno, è che l'unico effetto misurabile resti quello economico. "Come rendere effettivo il divieto, perché oggi si rischia che l'unico effetto che c'è sia aver tolto risorse al nostro mondo senza avere contrastato il fenomeno", ha avvertito davanti alla Commissione.

Calcagno ha ricordato le iniziative già avviate dall'AIC insieme alle leghe, a partire dall'Integrity Tour rivolto soprattutto a Serie B e Lega Pro per sensibilizzare i giocatori sui rischi del gioco. Un lavoro che, ha chiarito, non può però sostituire l'intervento pubblico: la responsabilità di rendere effettiva la norma spetta al legislatore, "e anche le possibilità che avete di intervento sono ben differenti rispetto a quello che riusciamo a fare noi".

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Prima dell'iGaming, per Daniele c'era il giornalismo: oltre dieci anni di cronaca sportiva, tra interviste, verifiche e chiusure a ridosso della mezzanotte. È lì che ha imparato a maneggiare i fatti con rigore e a costruirci sopra notizie che valga la pena leggere, cosa che fa ancora oggi. Dopo alcune esperienze in redazione tra i maggiori operatori del mercato del gioco online, su Casinos.com è Responsabile Media & PR per il mercato italiano, dove firma studi e analisi su settore e regolamentazione.

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