L'operatore di iGaming russo, il cui contratto di sponsorizzazione è costato all'ex campione la panchina della Nazionale, rompe il silenzio con una nota ufficiale raccolta per l'Italia da Casinos.com. (Immagine: per gentile concessione di Fonbet).
Il convitato di pietra ha deciso di parlare. Dopo giorni di silenzio, Fonbet è intervenuta sul caso che è costato ad Andrea Pirlo la panchina della Nazionale italiana, rispondendo con una nota ufficiale raccolta per l'Italia da Casinos.com.
L'intervento si muove su due binari: la difesa senza sfumature del proprio testimonial e l'attacco frontale ai media occidentali, accusati di aver costruito un caso politico. Toni durissimi, che riportano la vicenda sotto i riflettori proprio mentre la Federazione pensava di averla ormai archiviata.
Interpellato sulla mancata nomina di Pirlo a commissario tecnico azzurro, l'ufficio stampa della società ha diffuso una dichiarazione articolata in tre passaggi. Il primo è una difesa dell'uomo: "È con grande rammarico che osserviamo la controversia che circonda la carriera di Andrea, che mette in discussione l'integrità e la carriera di un uomo che ha dedicato tutta la sua vita al calcio e all'amore per il suo Paese".
Il secondo è un affondo diretto alla stampa internazionale: "Naturalmente, continuiamo a monitorare attentamente le notizie provenienti dalla stampa estera e siamo preoccupati per la quantità di menzogne e disinformazione che si diffondono dai media occidentali nel tentativo di diffamare uno dei più grandi atleti della storia del calcio".
Il terzo affida la vicenda a una lettura tutta politica: "Ancora una volta, abbiamo tutti assistito a come la politica venga utilizzata nello sport per raggiungere fini egoistici. Auguriamo ad Andrea una rapida risoluzione della situazione e crediamo che una valutazione equa e imparziale di tutti i fatti e le circostanze gli permetterà di difendere la sua reputazione". Parole che arrivano mentre l'immagine dell'ex regista è ancora visibile sui canali dell'operatore, con cui la collaborazione non risulta interrotta.
Per capire il peso della presa di posizione bisogna ricostruire la settimana. Pirlo era il candidato numero uno alla panchina della Nazionale, il nome scelto per riportare l'Italia al Mondiale del 2030 dopo tre qualificazioni fallite di fila. A spingere per lui, soprattutto Paolo Maldini, nominato appena l'11 luglio direttore tecnico dal nuovo presidente federale Giovanni Malagò, con Leonardo nel ruolo di consulente.
Tra sabato e domenica la nomina, data ormai per certa, si è arenata. È emerso il ruolo di Pirlo come ambassador di Fonbet, un contratto siglato nel 2025 durante la sua esperienza da allenatore a Dubai, sulla panchina dello United FC. Diversi parlamentari si sono schierati contro la nomina proprio in virtù del legame con l'operatore russo. Il 27 luglio la resa: con una story su Instagram Pirlo ha annunciato di non essere più in corsa. Sul contratto, la frase che ha fatto da contraltare all'intera vicenda: "Attribuire a questo un significato politico significa attribuirmi convinzioni che non ho mai espresso".
La caduta della candidatura ha innescato un effetto domino. Maldini e Leonardo hanno rassegnato le dimissioni dopo appena sedici giorni di incarico, comunicandole direttamente a Malagò. Il ministro per lo sport Andrea Abodi ha parlato di "una notizia che si commenta da sola", lamentando una tempestività e una comunione di intenti mancate.
Sul caso è intervenuta persino la diplomazia. L'ambasciatore russo in Italia, Alexey Paramonov, ha espresso "sincera e umana solidarietà" a Pirlo in una lettera aperta pubblicata sul canale Telegram dell'ambasciata, denunciando un presunto ostracismo da parte dell'establishment italiano. Un endorsement che, paradossalmente, ha rafforzato proprio la lettura geopolitica da cui Pirlo aveva cercato di smarcarsi.
Passata la tempesta, Malagò ha ricostruito in fretta. Al Consiglio federale del 28 luglio ha nominato Roberto Mancini nuovo commissario tecnico, riportando in azzurro l'uomo del trionfo di Euro 2020 a tre anni dalle sue dimissioni, e Claudio Ranieri come direttore tecnico e presidente del Club Italia. Entro la fine della settimana è attesa una terza figura dirigenziale che coordinerà le Nazionali.
Alla conferenza di presentazione, ieri, Mancini si è preso la scena con un mea culpa sul suo addio del 2023: con l'allora presidente Gravina, ha ammesso, mancò la comunicazione, e con un confronto sarebbe cambiato tutto. Poi la dichiarazione d'amore alla maglia: "La maglia della nazionale è un po' come la donna della vita, se la perdi hai sbagliato qualcosa". Sul capitolo Pirlo è stato Malagò a mettere il punto, spiegando di non essere a conoscenza del contratto con Fonbet e parlando di una separazione del tutto consensuale, senza conflitti né polemiche, di cui si è assunto la responsabilità.
Al centro di tutto, come spesso accade quando lo sport incrocia le scommesse, c'è la natura dello sponsor. Fonbet non è un operatore qualunque: è un colosso dell'iGaming russo, partner della federcalcio di Mosca, e in Italia non ha alcuna licenza. Proprio il 27 luglio, nel pieno della bufera, l'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha inserito in black list nuovi domini, alcuni riconducibili a Fonbet, oscurandone l'accesso dal territorio italiano. Un operatore non autorizzato, quindi, la cui raccolta verso il pubblico italiano era già finita sotto la lente.
È qui che la vicenda diventa materia da addetti ai lavori. Dal febbraio 2022, con l'invasione dell'Ucraina, qualsiasi legame commerciale con un marchio russo è terreno politicamente incandescente in Italia, e il caso Pirlo lo ha dimostrato in modo plastico: non la sponsorizzazione in sé, ma la bandiera dello sponsor. Il commissario tecnico non è un dipendente qualsiasi, è il volto della Nazionale, e questo ha trasformato una questione commerciale in un affare di Stato. Il paradosso è servito: mentre l'industria del gioco online cerca da anni ogni spiraglio legale per legarsi al pallone, qui è bastato un contratto con l'operatore sbagliato per far saltare la nomina di un campione del mondo.
La Nazionale ha ritrovato una guida in tempi record, ma la settimana appena passata lascia il segno. Una riorganizzazione federale scricchiolata a poche settimane dal varo, un candidato bruciato nel giro di quarantott'ore, la diplomazia di Mosca a gettare benzina sul fuoco.
E soprattutto la conferma di quanto sia sottile, in Italia, la linea che separa lo sport dalla politica e dalle scommesse. Mancini riparte da qui, con un Mondiale da inseguire e la consapevolezza che, sulla panchina azzurra, contano anche le firme in calce ai contratti.
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Prima dell'iGaming, per Daniele c'era il giornalismo: oltre dieci anni di cronaca sportiva, tra interviste, verifiche e chiusure a ridosso della mezzanotte. È lì che ha imparato a maneggiare i fatti con rigore e a costruirci sopra notizie che valga la pena leggere, cosa che fa ancora oggi. Dopo alcune esperienze in redazione tra i maggiori operatori del mercato del gioco online, su Casinos.com è Responsabile Media & PR per il mercato italiano, dove firma studi e analisi su settore e regolamentazione.
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