Il Pacific Pearl di Port Moresby punta ad aprire entro la fine del 2026 come primo casinò autorizzato della Papua Nuova Guinea, quasi vent'anni dopo il Gaming Control Act del 2007. (Immagine: Jale Masitabua / Alamy)
Il conto alla rovescia in Papua Nuova Guinea si misura ormai in mesi, non più in anni. Il Pacific Pearl, complesso affacciato sul lungomare della Paga Hill Special Economic Zone a pochi minuti dal centro di Port Moresby, ha avviato le selezioni del personale in vista di un'apertura prevista entro la fine del 2026. Manca ancora la licenza definitiva, ma la struttura è pronta a diventare il primo casinò autorizzato del Paese da quando il Gaming Control Act del 2007 pose le basi di un mercato regolamentato mai davvero decollato.
Dietro il progetto c'è una società di sviluppo cinese attiva nell'area di Paga Hill, mentre la gestione operativa passa a Fortuna Investments, coinvolta anche come co-investitore. La società ha già esperienza nella regione: ha seguito l'apertura del Tiger Palace in Nepal, gestisce il Jade Club di Hanoi, in Vietnam, e ha lavorato alla liquidazione degli asset del vecchio Imperial Palace di Saipan.
Al debutto Pacific Pearl offrirà un centinaio di slot machine e venti tavoli da gioco, oltre a un ristorante e ad aree VIP pensate per i giocatori più esigenti. Tim Shepherd, Senior Partner di Fortuna, ha spiegato a Inside Asian Gaming che la scommessa si regge su tre bacini distinti: i residenti locali, già abituati alle slot e alle scommesse sull'ippica (nel Paese ne circolano circa 5.000 nei piccoli locali), la comunità cinese interessata alle sale VIP e gli espatriati australiani e neozelandesi impiegati nel settore petrolifero e del gas.
"Non ho paura che i locali non giochino, penso che lo faranno eccome", ha detto Shepherd, aggiungendo che il segmento cinese aveva già messo gli occhi sulle sale riservate prima ancora dell'apertura. Kevin Wilcocks, che ha lavorato con Fortuna sul Tiger Palace ed è passato poi dai casinò Big Daddy di Goa, in India, guiderà la struttura come General Manager da Port Moresby.
Il governo guarda al progetto soprattutto in chiave turistica. Il primo ministro James Marape, nel 2024, aveva legato l'apertura del casinò alla crescita dei visitatori asiatici interessati al gioco e alla necessità di offrire un luogo regolamentato, in un Paese dove circolano già forme di gioco informale in contesti privati.
L'altro obiettivo, meno dichiarato ma altrettanto concreto, è trattenere in casa la spesa dei giocatori più facoltosi. Marape ha ricordato che molti cittadini benestanti volano abitualmente a Cairns, Brisbane, Singapore o Manila per giocare: un flusso di denaro che un casinò locale autorizzato potrebbe in parte intercettare.
Shepherd non nasconde che la prima fase resterà contenuta. "Non siamo un grande casinò, non ci stiamo sovraesponendo nella fase 1", ha detto, per poi aggiungere che la fase 2 potrebbe arrivare a essere cinque volte più grande. L'ambizione dichiarata è trasformare il complesso in una destinazione turistica sul modello di NagaWorld, il resort cambogiano diventato un punto di riferimento nel Sud-Est asiatico.
I tempi non sono casuali: l'apertura di Pacific Pearl arriva mentre Port Moresby si prepara ad accogliere nel 2028 i PNG Chiefs, la squadra che diventerà la diciannovesima franchigia della National Rugby League australiana, nell'unico Paese al mondo dove il rugby league è sport nazionale. Nel frattempo un altro gruppo starebbe valutando un casinò galleggiante al largo delle coste papuane, un progetto che resta però in una fase ancora acerba.

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