Casinò di Saint-Vincent sotto amministrazione giudiziaria: "Sistema corruttivo generalizzato"

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Ultimo aggiornamento 01 giugno 2026

Casinò di Saint-Vincent sotto amministrazione giudiziaria: "Sistema corruttivo generalizzato"

Il Tribunale di Torino nomina due amministratori giudiziari per la Casinò de la Vallée Spa. Al centro, un sistema di riciclaggio attraverso il cambio contanti-fiches favorito da controlli inesistenti. (Immagine: SFM Italy G / Alamy)

Vetri opachi alle casse, così i cassieri non vedevano in faccia chi cambiava il denaro. Nessuna identificazione ai tavoli. Cambio contanti-fiches illimitato, frazionato sotto i 5.000 euro per aggirare gli obblighi di tracciabilità. E in tre anni, dal 2022 al 2024, appena 130 segnalazioni di operazioni sospette. Il Casinò di Saint-Vincent, secondo il Tribunale di Torino, non aveva un problema di riciclaggio. Era il problema.

Il decreto, 56 pagine notificate mercoledì 28 maggio dalla Guardia di Finanza, dispone l'amministrazione giudiziaria della Casinò de la Vallée Spa, la società partecipata quasi interamente dalla Regione Valle d'Aosta che gestisce la casa da gioco. Due commercialisti torinesi, Corrado Corradini e Ivano Berardi, sono stati nominati amministratori giudiziari per almeno un anno. È la prima volta che questa misura di prevenzione viene applicata a una delle quattro case da gioco autorizzate in Italia.

La "lavatrice" di Saint-Vincent

Il meccanismo ricostruito dalla Guardia di Finanza di Aosta è lineare nella sua brutalità. Denaro contante di provenienza illecita, in gran parte legato a reati fiscali e società cartiere, entrava nel casinò e veniva cambiato in fiches. Puntate fittizie alla roulette, giusto il tempo di giustificare il passaggio, e poi riconversione in titoli o contante pulito. Soldi sporchi dentro, soldi lavati fuori. A lubrificare il sistema, due funzionari della casa da gioco, Augusto Chasseur Vaser e Cristiano Sblendorio, che secondo gli inquirenti intascavano percentuali sui volumi riciclati. Entrambi sono stati licenziati.

L'indagine, corroborata da telecamere nascoste e intercettazioni, ha portato lo scorso dicembre a sequestri per circa 5 milioni di euro e coinvolge oltre trenta indagati: i due ex funzionari, imprenditori e "porteurs", i procacciatori di clienti della casa da gioco.

"Non fatti isolati, ma un sistema"

I giudici non usano giri di parole. Nel decreto parlano di "un vero e proprio sistema corruttivo generalizzato e consolidato, posto in essere con riferimento alla generalità della clientela". Ma la parte più dura riguarda chi avrebbe dovuto fermare tutto e non l'ha fatto. L'amministratore unico Buat e la direttrice amministrativa Bertone, scrivono le tre magistrate, "pur avendo captato molteplici segnali d'allarme non hanno assunto alcuna iniziativa concreta e diretta". I controlli della governance? "Più formali che sostanziali". Il risultato: una "normalizzazione delle condotte corruttive e riciclatorie" in cui le pratiche illecite venivano "non solo accettate, ma promosse e agevolate".

Il Tribunale parla di "colpa di organizzazione": non accusa i vertici di aver partecipato al riciclaggio, ma di aver creato le condizioni perché avvenisse indisturbato. Una negligenza che per i giudici è sufficiente a giustificare l'intervento.

Il casinò non chiude, ma cambia regime

L'amministrazione giudiziaria non è un commissariamento. Buat resta in carica, il casinò continua a operare, i dipendenti lavorano. Ma Corradini e Berardi avranno poteri specifici su tutto ciò che riguarda l'antiriciclaggio e dovranno smontare pezzo per pezzo il sistema che ha reso Saint-Vincent permeabile. Tra le prime misure: via i vetri opachi dalle casse, identificazione obbligatoria ai tavoli, chiusura definitiva della "Cassa 44" dove avvenivano i cambi al centro dell'indagine, revisione completa dei modelli organizzativi. Entro fine giugno dovranno consegnare una relazione dettagliata rispondendo a sedici quesiti del giudice delegato.

La Casinò de la Vallée ha assicurato "la più ampia collaborazione". La Regione Valle d'Aosta, azionista al 99,96%, ha auspicato "la rapida individuazione delle criticità". Prima udienza il 14 luglio a Torino. L'indagine, intanto, prosegue.

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