Il Consiglio di Stato annulla definitivamente la multa Agcom a Twitch per pubblicità del gioco: decisivo un vizio procedurale legato al contraddittorio. (Immagine: Ployker / Alamy)
La sanzione da 900mila euro inflitta da Agcom a Twitch per presunta pubblicità del gioco d’azzardo è stata definitivamente annullata. Il Consiglio di Stato ha respinto l’appello dell’Autorità e confermato la decisione già presa dal Tar Lazio.
Non è una pronuncia sul Decreto Dignità, né una presa di posizione sulla presenza di contenuti legati al gioco sulla piattaforma di streaming. La partita si è giocata tutta sul terreno procedurale.
Nel dicembre 2023 Agcom aveva contestato a Twitch la diffusione di contenuti ritenuti promozionali rispetto a giochi e scommesse con vincite in denaro. Il procedimento, però, era stato avviato nei confronti di alcune società del gruppo Amazon. La sanzione finale, invece, era stata irrogata a Twitch Interactive Germany GmbH.
Secondo i giudici amministrativi, qui sta il vizio: la società colpita dalla multa non era stata formalmente coinvolta nel procedimento, né aveva ricevuto una contestazione diretta. In altre parole, non aveva potuto esercitare pienamente il diritto di difesa. Un errore che, in ambito sanzionatorio, pesa più del merito.
Agcom aveva sostenuto che il contraddittorio fosse comunque garantito dalla partecipazione degli avvocati della capogruppo e delle altre società del gruppo.
Il Consiglio di Stato ha respinto questa impostazione con un richiamo netto: anche all’interno di un gruppo societario, ogni società mantiene una propria autonomia giuridica. Non è possibile estendere automaticamente la difesa di una società a un’altra. Se si vuole sanzionare un soggetto, quel soggetto deve essere parte del procedimento.
La sentenza non entra nel merito della pubblicità del gioco su Twitch e non ridiscute il divieto previsto dal Decreto Dignità. Ma lancia un messaggio chiaro sul piano delle garanzie procedurali: nelle sanzioni amministrative il rispetto del contraddittorio non è un dettaglio formale, è il cuore del procedimento.
Per il settore iGaming, sempre più esposto ai controlli sulle piattaforme digitali e sui contenuti veicolati da creator e streamer, è un precedente che pesa. Non sul divieto in sé, ma sul modo in cui le autorità possono farlo valere. E in un mercato dove le frontiere tra intrattenimento, streaming e promozione sono sempre più sfumate, la forma – a volte – decide quanto la sostanza.

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