Dalla prossima stagione stop alle sponsorizzazioni del gioco d'azzardo sulle maglie del massimo campionato inglese. Le offerte per i club fuori dalla top six sono crollate del 50%. (Immagine: PA Images/ Alamy)
Mancano quattro mesi al via della prossima Premier League e nove club su venti non hanno ancora uno sponsor sulla maglia. Altri tre, tra cui Chelsea e Newcastle, hanno contratti in scadenza e stanno cercando. Il bando volontario alle sponsorizzazioni gambling sulla parte frontale delle maglie, concordato tre anni fa con il governo, entra in vigore dalla prossima stagione. Ai club erano stati dati tre anni per trovare alternative. Per molti non è bastato.
Secondo il Guardian, il buco collettivo potrebbe valere 80 milioni di sterline. "Quasi tutti stanno perdendo soldi", ha ammesso un dirigente di club al tabloid. Per anni gli operatori di gambling, in particolare quelli attivi sui mercati asiatici, hanno pagato molto più di qualsiasi altro settore per stare sulle maglie della Premier League. Tolti loro, il mercato si è dimezzato.
Arsenal, Liverpool, Manchester City, Manchester United: contratti pluriennali con Emirates, Standard Chartered, Etihad e Snapdragon, tra i 50 e i 60 milioni di sterline all'anno. Per loro il bando non cambia nulla. Leeds e Brighton sono coperte da Red Bull e American Express. Per tutti gli altri, le cifre in gioco sono crollate: le offerte si aggirano ora tra i 4 e i 5 milioni annui, la metà di quanto garantivano gli operatori di gioco.
Il Bournemouth è l'unico, tra i dieci club che quest'anno hanno un brand gambling sulla maglia, ad aver già chiuso un nuovo accordo: Vitality, sponsor dello stadio, passa sulla maglia a condizioni decisamente al ribasso. Il Brentford è vicino a fare lo stesso con Indeed, attuale partner per il training kit. Due soluzioni di ripiego che rischiano di diventare la norma. Everton e Fulham, in trattativa con il broker CMC Markets, sembrano gli unici in grado di strappare cifre in linea con i contratti attuali.
Il caso più emblematico resta quello del Chelsea, che ha iniziato ciascuna delle ultime tre stagioni senza sponsor di maglia, chiudendo poi accordi a breve termine durante il campionato. Una strategia, se così si può chiamare, che è costata al club decine di milioni in mancati ricavi. Con il contratto IFS in scadenza, il rischio di un quarto avvio senza sponsor è concreto. Newcastle si trova in una posizione simile, con l'accordo Sela anch'esso ai titoli di coda.
Sul fronte delle maniche, dove il gambling resta consentito, qualcuno si è già mosso: Everton e West Ham hanno spostato lì Stake e Boyle Sports. Ma molti club sono scoperti anche su quel versante, e la competizione per i partner di allenamento si è fatta più serrata con i brand che migrano dalla maglia gara al training kit.
Chi guarda alla situazione con un certo interesse sono i club delle divisioni inferiori. La English Football League, che comprende seconda, terza e quarta serie (Championship, League One e League Two), non ha adottato il bando e Sky Bet resta title sponsor di tutte e tre le leghe fino al 2029. Per gli operatori di casinò online e scommesse che vogliono restare sulle maglie, la via d'uscita è scendere di categoria.
Un paradosso che la dice lunga sulle contraddizioni del modello britannico: il gambling esce dalla porta della Premier League e rientra dalla finestra delle serie inferiori. Un approccio a metà strada tra il laissez-faire e la stretta, molto diverso da quello italiano, dove il Decreto Dignità ha vietato qualsiasi forma di pubblicità del gioco d'azzardo già dal 2019, sponsorizzazioni sportive comprese.
Daniele ha trascorso oltre dieci anni come giornalista sportivo prima di approdare al mondo del gaming online. Un percorso che ha lasciato un'impronta precisa nel suo modo di lavorare: rigore nella verifica delle fonti, chiarezza nell'esposizione, distanza critica dal materiale trattato. Su Casinos.com è Content Editor per il mercato italiano, dove si occupa di analisi del settore, regolamentazione e contenuti editoriali basati su dati reali. Il suo obiettivo è uno solo: offrire ai lettori informazioni utili, imparziali e verificabili, senza semplificazioni eccessive e senza retorica. I numeri prima delle opinioni, i fatti prima delle impressioni.
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