L'Indice Regionale del Gioco di Casinos.com incrocia i dati MEF sulla spesa al gioco con i volumi di ricerca di Google Trends. Ne esce una mappa che ridisegna la geografia del gambling tricolore. (Immagine: IA)
Centosessantacinque miliardi di euro. Tanto hanno giocato gli italiani nel 2025 secondo la Relazione del Ministero dell'Economia e delle Finanze, con 11,4 miliardi di entrate erariali. Una cifra che basterebbe a giustificare un'analisi approfondita, se non fosse che dietro il totale nazionale si nasconde un Paese spaccato in due. E non lungo la linea che ci si aspetterebbe.
Dentro quei centosessantacinque miliardi c'è di tutto. I casinò online sfiorano gli 80 miliardi di raccolta ma versano all'erario appena 800 milioni. Le scommesse sportive superano i 19 miliardi. Lotto e Gratta e Vinci valgono rispettivamente 8 e 13 miliardi. Il vero pilastro fiscale, però, è altrove: gli apparecchi da intrattenimento, AWP e VLT da bar e da sala, totalizzano oltre 31,5 miliardi di raccolta e 5,3 miliardi di gettito. Da soli pesano per il 46% di tutte le entrate erariali del comparto.
Fin qui i numeri. Chi si ferma ai miliardi, però, perde la parte più interessante: la geografia. Dove si gioca di più non coincide quasi mai con dove si cerca di più. La spesa fotografa cosa accade dentro l'infrastruttura esistente, fatta di sale e piattaforme già attive sul territorio. L'interesse di ricerca, invece, restituisce la domanda allo stato grezzo, prima che incontri un'offerta. Due cose diverse, che quasi mai coincidono: ci sono regioni che spendono cifre enormi senza mai cercare il gioco online, e altre che lo cercano ossessivamente pur muovendo volumi modesti. Due Italie del gioco, sovrapposte, quasi invisibili nei dati aggregati.
Per provare a leggerle insieme, Casinos.com ha costruito l'Indice Regionale del Gioco (IRG) in occasione della Giornata Internazionale dei Casinò del 15 maggio, istituita nel 2025 dalla stessa Casinos.com in coincidenza con l'anniversario della fondazione di Las Vegas. L'indice combina la spesa effettiva del 2025 (fonte MEF) con i volumi di ricerca rilevati da Google Trends sulle query "sala slot", "sala scommesse" e "casino online". Ne esce una mappa che ridisegna la geografia del gambling tricolore.
La Lombardia ottiene 81 punti su 100. Con 3,82 miliardi di spesa effettiva, da sola copre quasi un quinto del totale nazionale, e il punteggio massimo su "sala slot" (100) certifica che l'interesse online viaggia di pari passo con il peso economico. L'unico fronte dove Milano e provincia non dettano legge è quello delle scommesse sportive, dove il 43 è un valore da metà classifica.
Quasi dieci punti di vantaggio sul Lazio secondo classificato. Non è un primato contendibile: è una posizione costruita su una densità commerciale, un bacino demografico e un'infrastruttura di gioco che nessun'altra regione italiana può replicare. Il resto della Penisola insegue, e lo farà ancora a lungo.
Nella graduatoria della spesa il Lazio è terzo. Nell'IRG scavalca Campania e Veneto e si prende il secondo posto. Il merito è tutto di Google Trends: 100 su 100 alla query "sala scommesse", nessun'altra regione anche solo vicina, e 68 su "casino online", secondo solo alla Valle d'Aosta. Roma pesa come un macigno, con tifoserie enormi, una cultura sportiva capillare e una concentrazione di sale scommesse senza equivalenti in Italia.
È anche la regione dove il divario tra spesa e interesse digitale si allarga di più. Con 2,14 miliardi il Lazio spende meno della Campania, ma cerca più di chiunque altro. Chi guarda solo i miliardi vede una regione da podio. Chi aggiunge le ricerche su Google vede la capitale del betting italiano.
La Campania arriva al terzo posto con 68,68 punti e 2,69 miliardi di spesa. Seconda in Italia sia nel dato economico sia su "sala scommesse" (73), solida su "sala slot" (71) e "casino online" (59). Non vince in nessuna delle singole classifiche, ma non sprofonda da nessuna parte, e questo le basta per restare sul podio.
Napoli da sola vale 1,44 miliardi di spesa, più dell'intera Sardegna, più dell'intero Friuli Venezia Giulia. È il motore di un territorio dove il gioco non è un segmento di mercato ma un pezzo di quotidianità, presente in ogni canale, dal tabaccaio sotto casa allo smartphone in tasca. Una pervasività che, nel resto d'Italia, appartiene solo a Lombardia e Lazio.
Veneto (5°), Emilia-Romagna (6°) e Toscana (7°) si assomigliano più di quanto la geografia suggerirebbe. Spesa elevata, slot molto cercate, scommesse sportive quasi ignorate. Il Veneto è il caso limite: primo a pari merito con la Lombardia su "sala slot" con un secco 100, ma appena 30 su "sala scommesse". Quasi tre miliardi spesi alle slot e un interesse verso il betting che ricorda quello della Basilicata.
Il Piemonte, invece, rompe lo schema. Quarto in classifica con 56,68 punti, è l'unica grande regione del Nord in cui le scommesse sportive registrano un interesse consistente, con 60 su Google Trends. Torino, la Juventus e un tessuto di sale scommesse storiche spiegano una parte della differenza. L'altra parte la spiega una cultura sportiva che, dalle parti di Vercelli o Casale, non si è mai ridotta al solo calcio.
La Calabria è nona con 47,04 punti e 732 milioni di spesa. Numeri modesti se confrontati con quelli del Nord. Eppure l'interesse digitale racconta un'altra storia: 69 su "sala slot", 69 su "sala scommesse", 60 su "casino online". Tre valori allineati, costanti, che descrivono una regione in cui la domanda di gioco esiste su tutti i fronti ma l'infrastruttura fisica per intercettarla resta limitata.
La Basilicata è il caso ancora più estremo. Terzultima per spesa con 181 milioni, dodicesima nell'IRG. L'82 su "sala slot" e il 69 su "sala scommesse" sono numeri da regione del Centro-Nord, non da coda della classifica economica. Lette con i soli dati di spesa, sembrerebbero due regioni marginali. Lette con Google Trends, diventano territori dove la domanda di gioco è ben superiore a quella che il mercato fisico riesce ad assorbire.
Con 1,79 miliardi la Sicilia è quarta in Italia per spesa. Nell'IRG, però, precipita al decimo posto, e il responsabile è un numero soltanto: 30 su "sala slot". Il più basso d'Italia. Nessuna delle altre diciannove regioni cerca così poco informazioni sulle sale slot.
Eppure su "casino online" la Sicilia segna 62, un valore superiore a Veneto, Toscana e Piemonte. La lettura più plausibile è che, nell'isola, il gioco fisico sia un'abitudine consolidata e non una scoperta: si entra nella sala slot sotto casa, non la si cerca su Google. L'interesse attivo si è spostato altrove, sul digitale. Un profilo che, per struttura, avvicina la Sicilia più alla Valle d'Aosta che alla vicina Campania.
Con 25 milioni di spesa la Valle d'Aosta è ultima nella classifica economica. È anche prima in Italia per "casino online" con 100 su 100, registra 71 su "sala slot" e zero secco su "sala scommesse". Una regione dove il gioco fisico nelle sale praticamente non esiste, ma dove l'interesse verso il casinò digitale è il più intenso del Paese.
La vicinanza con Francia e Svizzera, due mercati con una tradizione di gioco lunga più di un secolo, spiega forse una parte di questa inclinazione. Ma il dato valdostano racconta qualcosa di più generale: nel 2025 i confini del gioco non passano più dalle sale fisiche. Passano da uno schermo.
Il Trentino-Alto Adige (27,05) non raggiunge la sufficienza su nessuna delle tre query e si ferma a 258 milioni di spesa. È la regione più distante dal gioco in ogni sua declinazione, fisica e digitale, e il dato si incastra senza forzature in un territorio dove la regolamentazione locale sul gambling è tra le più severe d'Italia.
Il Molise (20,81) è l'unica regione sotto quota 25. Zero su "sala scommesse", 47 su "sala slot", 52 su "casino online", 120 milioni di spesa. Insieme alla Valle d'Aosta è l'altro territorio italiano dove la query "sala scommesse" non produce alcun dato rilevabile su Google Trends. Ma se la Valle d'Aosta compensa con il casinò online, il Molise non compensa con niente.
L'Indice Regionale del Gioco (IRG) è un indicatore composito elaborato da Casinos.com per quantificare la rilevanza del gioco d'azzardo nelle venti regioni italiane su una scala da 0 a 100. L'indice integra due dimensioni: la spesa effettiva e l'interesse digitale. La prima componente, con un peso del 40%, è costituita dalla spesa netta per il gioco nel 2025, calcolata come differenza tra somme giocate e vincite restituite (fonte: Relazione del Ministero dell'Economia e delle Finanze sul settore dei Giochi Pubblici). La seconda dimensione, con un peso complessivo del 60%, è articolata in tre indicatori di ricerca Google Trends a granularità regionale e con un orizzonte temporale di cinque anni, relativi alle query "sala slot", "sala scommesse" e "casino online", ciascuna con un peso del 20%. Tutte le componenti sono state normalizzate su scala 0-100 con il metodo min-max, dove 100 corrisponde alla regione con il valore massimo e 0 a quella con il valore minimo. I dati Google Trends esprimono un interesse di ricerca relativo tra regioni e non volumi assoluti di interrogazione.
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Daniele ha trascorso oltre dieci anni come giornalista sportivo prima di approdare al mondo del gaming online. Un percorso che ha lasciato un'impronta precisa nel suo modo di lavorare: rigore nella verifica delle fonti, chiarezza nell'esposizione, distanza critica dal materiale trattato. Su Casinos.com è Content Editor per il mercato italiano, dove si occupa di analisi del settore, regolamentazione e contenuti editoriali basati su dati reali. Il suo obiettivo è uno solo: offrire ai lettori informazioni utili, imparziali e verificabili, senza semplificazioni eccessive e senza retorica. I numeri prima delle opinioni, i fatti prima delle impressioni.
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