Il Gruppo di Azione Finanziaria riconosce i progressi del sistema italiano dal 2016. Ma il gioco d'azzardo è ancora classificato tra i reati presupposto del riciclaggio, accanto a traffico di droga, corruzione ed evasione fiscale. (Immagine: Sasirin Pamai / Alamy)
Il sistema italiano antiriciclaggio funziona, e meglio di dieci anni fa. Il nuovo Mutual Evaluation Report del GAFI-FATF, l'organismo intergovernativo che definisce gli standard globali in materia di antiriciclaggio e contrasto al finanziamento del terrorismo, approvato nella plenaria di Città del Messico e pubblicato il 23 aprile, promuove l'Italia su tutta la linea: analisi dei rischi solida, coordinamento tra autorità efficace, supervisione del settore finanziario di alto livello, cooperazione internazionale attiva. Rispetto alla valutazione precedente, quella del 2016, il miglioramento è netto.
Ma dentro a questa pagella positiva c'è un capitolo che riguarda da vicino il mondo del gioco online. Il GAFI colloca il gambling tra i reati presupposto del riciclaggio, nella fascia intermedia dei rischi, accanto a frodi e usura. Non ai livelli del narcotraffico o della corruzione, ma stabilmente dentro l'ecosistema delle attività economiche esposte ad abusi finanziari.
Non è una novità, ma il fatto che la classificazione venga confermata nel 2026 dice che il problema non si è risolto. La natura stessa del gambling lo rende vulnerabile: circolazione rapida di denaro, possibilità di trasformare fondi illeciti in vincite apparentemente legittime, volumi di transazioni difficili da monitorare uno per uno. Il rapporto non entra nel dettaglio delle singole modalità operative, ma la posizione del gioco nel quadro complessivo dei rischi è sufficiente a confermare una valutazione consolidata a livello internazionale.
Il GAFI riconosce che l'Italia dispone di strumenti avanzati per affrontare questi scenari. L'ADM monitora le transazioni in tempo reale, i concessionari autorizzati sono obbligati ad adottare sistemi di intelligenza artificiale per individuare comportamenti sospetti, e il quadro regolamentare delle nuove concessioni online alza ulteriormente l'asticella. Ma il rapporto segnala anche una certa disomogeneità nella comprensione dei rischi tra i diversi settori non finanziari, segno che la consapevolezza non è ancora uniforme ovunque.
L'altro passaggio rilevante per il mondo del gioco riguarda le nuove tecnologie. Il GAFI sottolinea che l'Italia ha incluso nelle proprie analisi i rischi emergenti legati a crypto-asset, NFT e nuovi modelli di business digitali. Un riferimento che non cita esplicitamente il gambling, ma che lo interseca in modo evidente: l'uso di criptovalute nelle piattaforme di gioco introduce criticità aggiuntive in termini di tracciabilità e identificazione degli utenti.
È un tema che il caso Polymarket, piattaforma di prediction market basata su blockchain appena diventata sponsor della Lazio, ha reso di stretta attualità anche nel dibattito italiano. Il confine tra gambling tradizionale e nuovi strumenti digitali si fa sempre più sfumato, e la capacità del sistema di vigilanza di stare al passo non è scontata.
Il giudizio complessivo del GAFI sull'Italia è positivo e il Ministero dell'Economia ha ragione a presentarlo come un risultato importante. Il rafforzamento dell'assetto istituzionale dal 2016 è reale, così come il riconoscimento della vigilanza sui fornitori di servizi in valute virtuali. Ma per il gambling la promozione viene con un asterisco: il gioco non è il principale driver del riciclaggio in Italia, ma resta uno snodo rilevante, soprattutto in combinazione con altri fenomeni criminali.
È questa natura ibrida, né pienamente criminale né completamente presidiata, a rendere il gambling una delle aree più difficili da controllare. E il GAFI, pur promuovendo l'Italia, lo ricorda con chiarezza.

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