Ricavi di gruppo stabili a 887,5 milioni di sterline per Evoke, che compensa le maggiori tasse con tagli ai costi. In vista l’acquisizione di Bally’s Intralot. (Immagine: M4OS Photos / Alamy)
Evoke ha archiviato i primi sei mesi del 2026 con ricavi sostanzialmente stabili, pari a 887,5 milioni di sterline contro i 887,8 milioni del primo semestre 2025. A parità di perimetro, al netto della rete di punti vendita ridotta, la crescita è stata del 2%. A pesare sul semestre è stato soprattutto l’aumento della tassazione sul gioco: gli oneri sono saliti di circa 46 milioni di sterline, con l’EBITDA rettificato in calo del 9,5% a 150,2 milioni e una perdita netta di 70,2 milioni, in linea con il primo semestre 2025.
Il capitolo italiano è tra i più significativi del periodo. La società, che opera a livello internazionale con i marchi 888, William Hill e Mr Green, ha visto i ricavi italiani crescere del 21% su base annua, uno dei ritmi più alti del suo portafoglio. A trainare la performance è stato il casinò online, e in particolare 888 Casino, accompagnato da nuovi guadagni di quota di mercato.
La crescita italiana è arrivata in un semestre segnato da un netto aumento della pressione fiscale. Dei circa 46 milioni di sterline di maggiori oneri sul gioco sostenuti dal gruppo, circa 10 milioni sono riconducibili proprio all’Italia, secondo la ripartizione fornita dal direttore finanziario Sean Wilkins. Il grosso del conto, circa 30 milioni, riguarda invece il Regno Unito, mentre la parte restante è legata alla Romania.
Il quadro italiano resta a due facce. Da un lato Evoke rivendica una delle crescite più elevate del proprio portafoglio, sostenuta dal casinò online; dall’altro riconosce che il prodotto scommesse sportive è rimasto indietro rispetto ai concorrenti, in Italia come in Danimarca e Spagna. La società precisa però che lo sportsbook incide in modo relativamente contenuto sui ricavi realizzati in questi mercati.
Sul piano di gruppo la tenuta dei ricavi è stata ottenuta comprimendo le spese. Evoke afferma di aver compensato oltre la metà dell’impatto fiscale complessivo grazie a un marketing più efficiente e a interventi sui costi operativi. La spesa di marketing è scesa del 18,5%, da 142,1 a 115,8 milioni di sterline, con un’incidenza sui ricavi calata dal 16% al 13%.
Le divisioni raccontano andamenti diversi. Nel Regno Unito e Irlanda l’online è cresciuto del 3,5%, con William Hill in progresso a doppia cifra e un EBITDA rettificato in aumento del 28,3% a 77 milioni. Il retail britannico ha invece ridotto la rete a 1.024 punti vendita, contro i 1.302 di un anno prima, mentre la divisione internazionale ha visto i margini erosi dalle tasse in Italia e Romania.
Sul futuro dell’operatore pesa soprattutto l’operazione con Bally’s Intralot. A giugno sono stati concordati i termini dell’acquisizione raccomandata di Evoke a 52 pence per azione, per un valore del capitale di circa 243,1 milioni di sterline. Gli azionisti sono chiamati a esprimersi il 17 agosto 2026, con il completamento atteso tra l’ultimo trimestre del 2026 e i primi mesi del 2027.
In attesa del voto il consiglio non ha diffuso nuove stime finanziarie. Il debito netto è salito a 1,899 miliardi di sterline e la società non prevede dividendi finché la leva finanziaria non sarà rientrata. Il CEO Per Widerström ha rivendicato la capacità di mantenere la crescita a parità di perimetro nonostante il contesto fiscale più severo, indicando come priorità la crescita redditizia dei ricavi, il miglioramento dell’efficienza e la disciplina nell’allocazione del capitale.

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