Il Dipartimento per le Telecomunicazioni denuncia la difficile cooperazione con la piattaforma. Se Telegram non agirà, Manila non esiterà a bloccarla, come già fatto con Grok un mese fa. (Immagine: Aleksey Zotov / Alamy)
Prima Grok, ora Telegram. Le Filippine si confermano tra i Paesi più determinati al mondo nel colpire le piattaforme digitali che non collaborano con le autorità locali. Il Dipartimento per l'Informazione e le Comunicazioni, il DICT, ha annunciato di stare valutando il blocco di Telegram sull'intero territorio nazionale, dopo aver rilevato un utilizzo sempre più sistematico dell'app per attività illegali: gambling clandestino, sfruttamento sessuale di minori, truffe finanziarie e diffusione di contenuti deepfake.
A spingere gli operatori del gioco d'azzardo illegale verso Telegram sarebbe proprio l'architettura della piattaforma. Gli utenti possono mascherare il proprio numero di telefono dietro un username, gestire profili multipli da un unico dispositivo e comunicare in canali cifrati difficilmente tracciabili. Un ecosistema che, secondo il segretario Henry Aguda, ha trasformato l'app in un porto sicuro per le reti criminali che in passato operavano su canali più esposti.
"Il gambling illegale si è trasferito su Telegram", ha dichiarato Aguda in un'intervista radiofonica, aggiungendo che le difficoltà di coordinamento con il management della piattaforma — con sede a Dubai — hanno reso finora molto complessa qualsiasi azione di contrasto. Una cooperazione "difficile", ha detto il funzionario, che rischia di trasformarsi in un ostacolo insormontabile se non si troveranno presto soluzioni condivise.
Se sul gambling il governo mantiene ancora un approccio attendista, su un punto Aguda non lascia spazio a interpretazioni: lo sfruttamento sessuale online dei minori è una questione "non negoziabile". Le Filippine sono tra i Paesi più colpiti al mondo dal fenomeno dell'OSAEC — Online Sexual Abuse or Exploitation of Children — e qualsiasi piattaforma che non garantisca strumenti efficaci di prevenzione e rimozione dei contenuti si espone al blocco immediato, indipendentemente dalla propria base utenti o dal proprio peso commerciale.
Non è la prima volta che Manila passa dalle parole ai fatti. Solo un mese fa, il DICT aveva ordinato il ban di Grok, il chatbot di intelligenza artificiale sviluppato dalla xAI di Elon Musk, dopo che l'applicazione era stata usata per generare immagini che rimuovevano i vestiti dalle foto di donne e minori. Il blocco era stato revocato rapidamente, ma solo dopo che gli sviluppatori si erano impegnati formalmente a eliminare gli strumenti di manipolazione delle immagini.
Il caso filippino si inserisce in un dibattito più ampio sul ruolo delle grandi piattaforme di messaggistica nella facilitazione di attività criminali. Telegram è già stata bloccata o limitata in diversi Paesi, tra cui Cina, Iran, Germania e Regno Unito, per ragioni che spaziano dalla sicurezza nazionale alla tutela dei minori. In Russia, il fondatore Pavel Durov è sotto indagine nell'ambito di un procedimento penale legato ad accuse di favoreggiamento del terrorismo.
Nel frattempo, il DICT sta lavorando su un fronte più strutturale: l'introduzione di un sistema di verifica obbligatoria degli account per tutti gli utenti nel Paese, una misura che renderebbe molto più difficile l'utilizzo anonimo delle piattaforme digitali a scopi illeciti. Il progetto è in fase di consultazione con la Commissione nazionale per la privacy e i principali operatori telefonici nazionali.
Nessuna decisione formale è stata ancora annunciata su Telegram. Ma il messaggio di Manila è chiaro: la cooperazione non è un'opzione, è un prerequisito.

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