Il presidente brasiliano, candidato alla rielezione a ottobre, torna ad attaccare il gambling online in un'intervista a ICL Noticias. (Immagine: Celso Pupo / Alamy)
"Se dipende da me, le chiudiamo". Lula non cambia idea. In un'intervista al sito ICL Noticias, il presidente brasiliano ha ribadito la sua posizione contro le piattaforme di gioco online, definendo il gambling digitale responsabile di "una tragedia enorme" per milioni di famiglie brasiliane. "Sono profondamente preoccupato per l'indebitamento del popolo brasiliano. Se queste piattaforme fanno danni, perché non eliminarle? Ne stiamo discutendo molto seriamente."
La linea è ormai nota. Da mesi Lula e membri del suo governo lanciano segnali ostili verso un'industria che lo stesso esecutivo ha contribuito a costruire: il gioco online in Brasile è legale dal 2018, ma è stato il governo Lula a introdurre nel 2025 il quadro regolamentare operativo, con licenze, obblighi fiscali e sistemi di verifica.
Gli operatori licenziati, che hanno investito per adeguarsi alle nuove regole, ripetono da mesi la stessa obiezione: chiudere il mercato legale non eliminerebbe la domanda, la spingerebbe verso piattaforme offshore prive di licenza, controlli e obblighi fiscali. Esattamente lo scenario che la regolamentazione del 2025 intendeva superare.
Intanto il governo lavora per aumentare la tassazione dal 12% al 15% dei ricavi lordi. Un inasprimento che, secondo gli operatori, renderebbe le piattaforme locali meno competitive rispetto a quelle non regolamentate, producendo l'effetto opposto a quello dichiarato.
Il contesto politico pesa. Lula, 80 anni, si ricandida alle presidenziali di ottobre e i dati sull'indebitamento delle famiglie gli offrono un argomento potente: secondo la confederazione brasiliana del commercio, oltre l'80% dei nuclei familiari ha debiti in corso, il dato più alto dal 2010. Che il gambling online sia una causa o un capro espiatorio è materia di dibattito, ma elettoralmente funziona, soprattutto con gruppi religiosi e attivisti che da tempo chiedono un giro di vite.
Un eventuale divieto richiederebbe comunque il voto del parlamento, dove molti deputati hanno legami con le aziende del gambling. Per ora le parole di Lula restano parole. Ma in un mercato da 4 miliardi di dollari, con Vinícius Júnior e Ronaldo tra i testimonial e quasi tutti i club di Serie A e Serie B brasiliana sponsorizzati da operatori di gioco, il messaggio non passa inosservato.

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