Mentre il Giro d'Italia entra nella sua settimana decisiva, l'Indice della Febbre Rosa di Casinos.com mappa la cultura ciclistica delle venti regioni italiane combinando dotazione infrastrutturale e ricerche Google. (Immagine: IA)
Il ciclismo è uno degli sport più amati dagli italiani e, dopo il calcio, è anche uno dei più scommessi. Secondo la Relazione MEF presentata ad aprile 2026, le scommesse sportive a quota fissa in Italia hanno raccolto 19,1 miliardi di euro nel 2025, di cui quasi 14 miliardi (il 72,4% del totale) sul canale online. E mentre il calcio fa la parte del leone, le discipline cosiddette "minori" stanno guadagnando spazio anno dopo anno. Il ciclismo, in particolare, è cresciuto come nicchia verticale: i bookmaker italiani offrono mercati su classifica generale, vincitore di tappa, miglior scalatore, e in queste settimane di Giro l'interesse si è impennato. Chi segue la corsa rosa con il telecomando in una mano e lo smartphone nell'altra è un pubblico in espansione, e i casinò online lo sanno bene.
Ma quali sono le regioni italiane in cui la passione per il ciclismo è davvero radicata? Non solo come tifo televisivo, ma come pratica, come infrastruttura, come cultura quotidiana? In vista della conclusione del Giro d'Italia 2026, in programma a Roma domenica 31 maggio, Casinos.com ha elaborato l'Indice della Febbre Rosa (IFR): un indicatore composito che combina la dotazione infrastrutturale di ciascuna regione (numero di percorsi ciclabili catalogati pro capite) con l'interesse di ricerca rilevato da Google Trends su tre query rappresentative degli ultimi tre anni: "Giro d'Italia", "bici da corsa" e "cyclette".
Tre dimensioni che raramente coincidono, come vedremo: c'è l'Italia che pedala in strada, quella che pedala in salotto e quella che il ciclismo lo guarda solo in tv.
Il Friuli-Venezia Giulia chiude in cima con un punteggio di 80,20, frutto di un primato infrastrutturale che non lascia spazio a discussioni: oltre 34 percorsi ciclabili catalogati ogni 100mila abitanti, il dato più alto d'Italia. È una regione che ha investito sul cicloturismo da prima che diventasse una moda, costruendo dorsali come l'Alpe Adria e una rete locale capillare che oggi attira appassionati da tutta Europa. Aggiungete il Giro seguito con costanza (79 su Google), una pratica diffusa della bici da corsa (55) e una cultura sportiva radicata da decenni, e il risultato è una regione che vive il ciclismo come parte del paesaggio, non come evento occasionale.
Secondo posto inatteso solo per chi non frequenta i tornanti valdostani nei weekend di primavera. La Valle d'Aosta è la regione con il più alto interesse di ricerca per "bici da corsa" (100/100) e per "cyclette" (100/100), e mette 88 sul Giro. La rete infrastrutturale è più contenuta rispetto al Friuli (siamo a 13,82 percorsi pro capite), ma compensa con un'intensità di passione che non ha eguali. Una regione dove il ciclismo è insieme sport, terapia e identità. Non sorprende, in fondo: ai piedi del Gran San Bernardo, una bici la si porta in spalla anche quando non si pedala.
La Toscana chiude il podio con 66,58 punti, distribuiti in modo equilibrato su tutte e quattro le componenti dell'indice. Seconda assoluta per dotazione di percorsi ciclabili (24,54 pro capite, normalizzati a 69,46), terza per cyclette (75), si difende bene sulla bici da corsa (61) e sul Giro (58). È la regione di Bartali, di Bettini, delle Strade Bianche, di una tradizione che attraversa generazioni senza interruzioni. La sorpresa, semmai, è che non sia più in alto, ma davanti ha due regioni in cui pedalare è quasi una condizione esistenziale, e il terzo posto, in questo contesto, è più che dignitoso.
Settimo in classifica generale, l'Abruzzo nasconde però il dato più curioso dell'intero indice: è primo assoluto sulla query "Giro d'Italia" con un secco 100/100, davanti a Valle d'Aosta e Friuli. Eppure la dotazione di percorsi pro capite è modesta (11,04, normalizzata a 28,67) e la pratica della bici da corsa si ferma a 68. In Abruzzo il Giro lo si segue con un trasporto che pochi altri territori italiani replicano, ma quando finisce la tappa la bici resta in cantina. Il ciclismo qui è soprattutto rito televisivo, meno disciplina sportiva di massa.
Il Trentino-Alto Adige finisce sesto, ma il suo profilo è il più polarizzato di tutti. Secondo posto assoluto sulla "bici da corsa" (96/100), appena dietro alla Valle d'Aosta, ma ventesimo e ultimo sulla "cyclette" con 54 punti. Una spaccatura che parla da sola: qui si pedala sul serio, in salita, all'aria aperta, sui passi delle Dolomiti. La cyclette in salotto, invece, non è proprio nel vocabolario locale. Mentre la Basilicata, quattordicesima nell'indice ma seconda in Italia sulla cyclette (81), racconta esattamente l'opposto: poche piste in strada (4,50 normalizzato, terzultima), poco interesse per il Giro, ma quando si tratta di pedalare in casa, davanti alla televisione, i lucani non li batte nessuno. Due modi opposti di praticare lo stesso sport.
Piemonte (4°), Veneto (5°), Emilia-Romagna (8°), Marche (9°) e Lombardia (10°) compongono il blocco settentrionale che ci si aspetta di trovare nella parte alta della classifica. Il Piemonte si distingue per equilibrio assoluto (45, 68, 77, 77 sulle quattro componenti), il Veneto è terzo in Italia sulla "bici da corsa" (80) e ottiene il quarto posto sul Giro (77). L'Emilia-Romagna sorprende in negativo: nonostante una tradizione ciclistica imponente e una rete infrastrutturale consistente, sul Giro si ferma a 53, decimo. Forse i bolognesi e i romagnoli il Giro lo seguono, ma non lo cercano su Google: lo guardano e basta. La Lombardia, prima per spesa, prima per popolazione, prima per tutto, qui chiude solo decima. Il primato infrastrutturale che possiede in valore assoluto (1.517 percorsi catalogati) si ridimensiona drasticamente quando lo si rapporta ai quasi dieci milioni di abitanti.
La parte bassa della classifica racconta un Mezzogiorno in cui il ciclismo, come fenomeno culturale e sportivo, resta marginale. Sardegna (15°), Lazio (16°), Puglia (17°), Campania (18°), Sicilia (19°) e Calabria (20°) chiudono compatte sotto quota 30. Il Lazio è il dato più sorprendente: con Roma che ospita la passerella finale del Giro proprio il 31 maggio, ci si aspetterebbe almeno un sussulto. Invece sono 30 sul Giro e 30 sulla bici da corsa, valori da regione disinteressata. Eppure c'è un dato controintuitivo che attraversa tutto il Sud: la cyclette regge ovunque. Calabria, Sicilia, Puglia, Campania, Sardegna oscillano tra 61 e 75 punti su questa query, segno di una pratica indoor che non conosce divari geografici. Quando fuori fa caldo, o quando le piste ciclabili semplicemente non ci sono, la bici si sposta in soggiorno. È una forma di ciclismo democratico, e anche piuttosto italiano.
Mentre vi raccontiamo questa mappa della cultura ciclistica italiana, il Giro 2026 sta entrando nella sua fase decisiva. La classifica generale è ancora aperta, le tappe alpine devono dire l'ultima parola, e i bookmaker stanno aggiornando le quote praticamente ogni sera. Per chi ama il ciclismo e ama anche giocarci sopra, le prossime sei sere saranno tra le più intense dell'anno. Per tutti gli altri, resta la bici, la cyclette o il telecomando. In ogni caso, la febbre rosa sta per raggiungere il suo culmine.
L'Indice della Febbre Rosa (IFR) è un indicatore composito elaborato da Casinos.com per misurare l'intensità della cultura ciclistica nelle venti regioni italiane su una scala da 0 a 100. L'indice integra due dimensioni. La prima, con un peso del 40%, è la dotazione infrastrutturale espressa come numero di percorsi ciclabili catalogati pro capite (fonte: piste-ciclabili.com, dato regionale aggregato; popolazione residente: ISTAT 2025), normalizzata su scala 0-100 con metodo min-max. La seconda dimensione, con un peso complessivo del 60%, è articolata in tre indicatori Google Trends a granularità regionale relativi alle query "Giro d'Italia", "bici da corsa" e "cyclette" (periodo: 20 aprile 2023 – 20 maggio 2026), ciascuna con un peso del 20%. I dati Google Trends esprimono un interesse di ricerca relativo tra regioni e non volumi assoluti di interrogazione, dove 100 rappresenta il picco massimo per ciascuna query nel periodo considerato. I percorsi ciclabili catalogati su piste-ciclabili.com costituiscono una proxy della dotazione regionale e non un censimento esaustivo dei chilometri di rete.
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