Il presidente brasiliano torna ad attaccare il gioco digitale durante un discorso per la Giornata Internazionale della Donna. Il paradosso: fu il suo stesso governo a legalizzarlo nel 2023. (Immagine: Xinhua / Alamy)
Era il discorso dedicato alla Giornata Internazionale della Donna. Ma il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva ha scelto quel palco per lanciare un attacco frontale al gioco online, chiedendo a governo, Congresso e magistratura di unirsi per fermare i casinò digitali. "I casinò tradizionali sono vietati in Brasile", ha detto Lula in un video trasmesso su YouTube e sui canali istituzionali. "Non ha senso permettere che il gioco entri nelle case delle famiglie attraverso i cellulari, indebitandole".
Il riferimento era in particolare ai cosiddetti Jogos do Tigrinho, lotterie istantanee digitali molto diffuse nel paese, paragonabili ai Gratta e Vinci, ma accessibili in qualsiasi momento da uno smartphone. Secondo Lula, il problema ricade soprattutto sulle donne: sono gli uomini a giocare, ma sono le famiglie a pagarne le conseguenze, sottraendo risorse destinate a cibo, affitto e istruzione dei figli. Il paradosso, però, è difficile da ignorare.
Nel dicembre 2023, fu proprio Lula a firmare la legge che regolamentava le scommesse sportive e i casinò digitali in Brasile. Il mercato regolamentato è diventato operativo il primo gennaio 2025, con licenze, obblighi di verifica dell'identità, sistemi di autoesclusione e un'aliquota fiscale del 12% sulle entrate lorde degli operatori. Un quadro normativo costruito dal Ministero delle Finanze, guidato da Fernando Haddad, all'interno del quale opera anche la Segreteria dei Premi e delle Scommesse, il principale regolatore del settore.
I numeri del primo anno di mercato regolamentato raccontano una storia di crescita rapida: 25 milioni di scommettitori unici identificati tramite codice fiscale, oltre 87 milioni di conti attivi su più piattaforme, entrate lorde dal gioco regolamentato stimate attorno ai 7 miliardi di dollari. Sul fronte fiscale, lo Stato brasiliano ha incassato quasi 10 miliardi di real nel 2025 dalle tasse sugli operatori licenziati. Solo a gennaio 2026, il gettito ha raggiunto 1,5 miliardi di real, con un aumento del 2.642% rispetto allo stesso mese dell'anno precedente.
Non è la prima volta che Lula o un membro del suo governo lancia segnali ostili al settore. Nel luglio scorso, lo stesso ministro Haddad aveva dichiarato che avrebbe votato per vietare il gioco d'azzardo se tale proposta fosse arrivata in parlamento. Le dichiarazioni avevano già suscitato reazioni durissime dal settore.
Il mondo dell'iGaming brasiliano ha risposto con durezza alle parole di Lula. Ramiro Atucha, fondatore e CEO di Atucha Strategic Advisory, ha definito le dichiarazioni del presidente "irrispettose" verso gli investitori, avvertendo che potrebbero danneggiare la fiducia nel mercato e frenare le operazioni di fusione e acquisizione nel settore. "Faccio fatica a credere che una persona intelligente come lui non sappia che i giocatori finirebbero nel mercato non regolamentato", ha detto Atucha. "Tutti i problemi che elenca riguardano gli operatori non regolamentati, non quelli licenziati".
Sulla stessa linea Udo Seckelmann, partner per il gioco e le criptovalute dello studio legale Bichara e Motta Advogados, che ha parlato di un "fraintendimento" del funzionamento del settore da parte del presidente. "Il gioco online esiste in Brasile da anni attraverso operatori offshore e non licenziati. La regolamentazione del 2023 era stata pensata proprio per portare questa attività sotto supervisione. Un divieto non eliminerebbe il mercato: lo rispedirebbe nell'ombra".
Anche dal mondo delle imprese arrivano avvertimenti precisi. Amilton Noble, CEO di Hebara, ha sottolineato come le dichiarazioni di Lula non citino alcun dato concreto, ignorando per esempio che il bettor medio brasiliano spende circa 30 real a settimana, poco più di 4 al giorno. "Il vero problema del debito delle famiglie brasiliane ha altri nomi: il tasso Selic al 15%, gli interessi sulle carte di credito oltre il 400% annuo. Usare il settore iGaming come capro espiatorio rivela più una necessità narrativa elettorale che una preoccupazione genuina".
Tra le voci più nette contro le dichiarazioni del presidente c'è quella dell'AMIG, l'Associazione delle Donne nel Settore del Gaming, che rappresenta oltre 1.400 professioniste attive in Brasile in ruoli che spaziano dalla tecnologia alla compliance, dal marketing alla governance aziendale.
L'associazione ha espresso "sorpresa e preoccupazione", contestando sia il merito che il momento scelto da Lula. Usare la Giornata Internazionale della Donna per attaccare un settore che impiega e valorizza la leadership femminile è stato definito inaccettabile. "Il presidente rivela ignoranza su un mercato che genera occupazione, reddito e gettito fiscale per lo Stato stesso", si legge nel comunicato dell'AMIG. "E, soprattutto, che impiega e valorizza la leadership femminile".
Il contesto politico non è secondario. Il 2026 è anno di elezioni generali in Brasile, con il voto fissato al 4 ottobre. Lula è candidato a un nuovo mandato e guida i sondaggi. In questo quadro, le sue dichiarazioni sul gioco online vengono lette da molti osservatori anche come una mossa di posizionamento verso un elettorato tradizionalmente sensibile ai temi della famiglia e del benessere sociale.
Sul piano normativo, un'inversione di rotta appare comunque complicata. Seckelmann ha ricordato che "invertire il sistema richiederebbe un nuovo processo legislativo e un ampio sostegno politico, che al momento sembra improbabile". Atucha ha aggiunto che le conseguenze legali e fiscali di un eventuale divieto sarebbero enormi, con ricadute su tutto l'ecosistema che si è costruito attorno al mercato regolamentato: club di calcio, leghe sportive, agenzie pubblicitarie, sviluppatori tecnologici.
Per ora, le dichiarazioni di Lula non modificano il quadro normativo vigente. Ma il segnale lanciato è chiaro, e il settore brasiliano del gioco online sa che il prossimo anno sarà tutt'altro che tranquillo.

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