Mafia 2.0 tra social e selfie: "Non ci sono più i gangster di una volta"

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Alan Evans

Pubblicato da Alan Evans

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Ultimo aggiornamento 20 febbraio 2025

Mafia 2.0 tra social e selfie: "Non ci sono più i gangster di una volta"

Il procuratore capo della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, Maurizio De Lucia, durante la conferenza stampa sulle operazioni antimafia. (Immagine: ZUMA Press, Inc. / Alamy)

Sembra la sceneggiatura di una commedia noir, con Lino Banfi nei panni del Padrino. E invece è la realtà: la mafia è a corto di uomini all’altezza del compito.

Le nuove leve faticano ad adattarsi alle vecchie regole del gioco. Troppo attaccati agli smartphone, troppo inclini a raccontare tutto sui social, troppo poco inclini al silenzio. Perfino il racket del gioco d’azzardo online, da tempo una delle attività più redditizie per il crimine organizzato, richiede discrezione. Ma a quanto pare, la riservatezza è diventata merce rara.

Difficile immaginare oggi un vero e proprio giorno di reclutamento. Un tempo bastava la fedeltà, oggi il primo test è un altro: se prima di una riunione riservata senti il bisogno di postare una storia su Instagram, forse questo mestiere non fa per te.

I boss si lamentano: "Non ci sono più i mafiosi di una volta"

La criminalità organizzata sta affrontando una crisi nel ricambio generazionale. Il problema non è solo la pressione delle forze dell’ordine, ma la difficoltà nel trovare nuove leve capaci di adattarsi alle trasformazioni del crimine moderno, dove il denaro si muove sempre più nel digitale. Con le attività illecite che si spostano online, la vecchia guardia fatica a tenere il passo, mentre le nuove generazioni di affiliati sembrano meno inclini a rispettare le regole del passato.

"Non ci sono più i mafiosi di una volta", era il pensiero espresso da Giancarlo Romano a un suo associato in una conversazione intercettata, poco prima di essere assassinato un anno fa.

Alla fine del 2023, Romano venne registrato mentre criticava il declino della mafia e la scarsa qualità delle nuove reclute: "Il livello è basso. Arrestano uno, quello parla. Poi ne arrestano un altro… solo manovalanza da poco".

A un giovane affiliato avrebbe perfino consigliato di studiare, frequentare avvocati e imprenditori, e guardare la trilogia de Il Padrino per imparare almeno la teoria.

Il crimine organizzato tra mito e realtà

Se al cinema la mafia è raccontata con il fascino del potere e del rispetto, la realtà è ben diversa. Secondo il procuratore antimafia Maurizio de Lucia, "Cosa Nostra è viva e presente".

Un’inchiesta della BBC ha rivelato che i nuovi boss hanno sostituito pizzini e riunioni segrete con telefoni criptati e micro-SIM usa e getta fatte entrare di nascosto nelle carceri. Il focus non è più solo sul racket tradizionale: droga, riciclaggio e casinò online sono diventati le principali fonti di guadagno.

A Palermo, nell’ultima grande operazione antimafia, sono stati emessi 181 mandati di arresto, di cui 33 per detenuti già in carcere. Ma il dato più significativo è un altro: la metà degli arrestati ha tra i 20 e i 30 anni.

Eppure, nonostante l’apparente ricambio generazionale, i vertici della criminalità continuano a operare dalle celle. Il procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo ha rivelato un caso emblematico: un boss, pur essendo detenuto, ha potuto seguire in diretta un pestaggio ordinato da lui, grazie a un collegamento video.

Non più auto in fuga: oggi a tradire la mafia è il Wi-Fi

Un tempo i mafiosi temevano le intercettazioni telefoniche. Oggi sono le tecnologie moderne a tradirli. Convinti di essere al sicuro con app di messaggistica criptata, i clan si scambiavano ordini e informazioni senza timore.

Ma tutto è crollato quando, un anno fa, una microspia ha registrato una conversazione surreale: due uomini intenti a lamentarsi perché la connessione internet era saltata nel bel mezzo di una chat riservata. Nel tentativo di ripristinarla, hanno finito per pronunciare ad alta voce nomi e dettagli di operazioni in corso. Un errore banale, ma fatale.

L’operazione condotta dai Carabinieri è stata lodata dalla premier Giorgia Meloni, che ha ribadito: "La lotta alla mafia non si fermerà".

Ma il fenomeno resta in evoluzione. Tra vecchie regole e nuove tecnologie, il crimine organizzato cerca ancora il modo di adattarsi ai tempi moderni. Con una certezza: l’epoca dei boss in giacca e coppola è finita.

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Alan Evans
Alan Evans
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Gran parte della carriera di Alan è stata dedicata all’insegnamento, anche in una delle scuole private più prestigiose del Regno Unito. Nel 2000 ha lasciato Londra per trasferirsi in Galles, dove ha cresciuto quattro figli e conseguito una laurea e un master in fotografia e cinema. Dopo aver contribuito al lancio di un giornale locale e fondato uno dei primi siti di notizie indipendenti del Galles, oggi scrive per Casinos.com, dove unisce l’esperienza giornalistica alla passione per le storie e per il mondo dei casinò.

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