La sessione legislativa del 2026 riaccende il confronto su casinò, scommesse sportive e lotteria in uno degli ultimi Stati USA senza gioco legale. (Immagine: Universal Images Group North America LLC / Alamy)
Alle Hawaii il tema del gioco d’azzardo torna a occupare il centro del dibattito politico, rompendo un tabù che resiste da decenni. Nella sessione legislativa del 2026, i parlamentari statali stanno riesaminando una serie di proposte che potrebbero incrinare uno dei divieti più rigidi degli Stati Uniti, in uno dei pochissimi Stati – insieme allo Utah – dove il gioco resta integralmente vietato.
Il contesto, però, è cambiato. Secondo le autorità, il mercato illegale continua a prosperare e muove ogni anno centinaia di milioni di dollari, sottraendo risorse al controllo pubblico e alimentando circuiti criminali difficili da intercettare. È su questo terreno, più che su un’apertura ideologica, che si gioca oggi il confronto politico.
Tra le proposte più strutturate figura la HB 2222, che prevede l’autorizzazione di un unico casinò a Honolulu e l’istituzione di una Hawaii Gaming Control Commission, chiamata a sovrintendere a licenze, vigilanza e regime fiscale. Una scelta che, se approvata, segnerebbe una svolta storica per lo Stato, introducendo per la prima volta un’offerta di gioco legale sotto controllo diretto dell’amministrazione.
L’impostazione del disegno di legge resta tuttavia prudente. L’accesso al mercato sarebbe riservato a operatori con requisiti economici elevati, a partire da una tassa di candidatura da 1 milione di dollari, accompagnata da licenze di durata ventennale e da una tassazione differenziata tra giochi da tavolo e slot machine. Parte delle entrate verrebbe destinata a un fondo statale e a programmi di prevenzione e trattamento del gioco patologico, nel tentativo di anticipare uno dei principali argomenti dei contrari.
Più complessa la partita delle scommesse sportive, che resta il fronte politicamente più sensibile. La proposta HB 1308, già avanzata nel 2025 prima di arenarsi sui dettagli fiscali e regolatori, torna ora all’esame dei legislatori, ma senza garanzie di successo.
Il precedente recente invita alla cautela. In altri Stati americani, come Alabama e Virginia, iniziative simili sono naufragate nelle fasi finali nonostante un iniziale consenso bipartisan. Anche alle Hawaii, il sostegno trasversale registrato lo scorso anno non ha retto al momento di definire l’architettura normativa, segno di un equilibrio politico ancora instabile.
Accanto alle ipotesi più ambiziose, emerge una linea più graduale rappresentata dalla HB 1945, che consentirebbe il gioco regolamentato sulle navi da crociera nelle acque hawaiane a partire dal 2027. Le attività sarebbero soggette a tassazione e a obblighi di rendicontazione verso le autorità statali.
Per i sostenitori, il gioco a bordo rappresenta una soglia di ingresso controllata, capace di generare gettito senza incidere in modo diretto sul territorio e sul tessuto sociale locale. Un primo passo, insomma, per testare la tenuta di un modello regolato in uno Stato storicamente refrattario al gioco.
In controtendenza rispetto alle aperture su casinò e scommesse, le Hawaii valutano una stretta sui mercati di previsione. Il disegno di legge HB 2198 punta ad aggiornare la definizione legale di gioco d’azzardo per includere esplicitamente piattaforme come Kalshi e Polymarket, di fatto escludendole dal perimetro legale.
Una posizione che allinea lo Stato a quanto già avvenuto in altre giurisdizioni statunitensi, tra cui New York, e che segnala come il legislatore hawaiano intenda muoversi con cautela su modelli di gioco percepiti come meno controllabili.
Restano infine sul tavolo le proposte HB 1434 e SB 1507, che mirano a istituire una Hawaii Lottery and Gaming Corporation, incaricata di gestire lotterie, poker e possibili forme di gioco online. Un modello che affida allo Stato un ruolo centrale nella gestione dell’offerta, con una governance pubblica, misure di gioco responsabile e un fondo dedicato alla destinazione dei ricavi.
Si tratta di un’impostazione che guarda alle esperienze già consolidate in altri Stati Usa, ma che alle Hawaii incontra ancora resistenze culturali profonde.
A fare da cornice al confronto legislativo, la creazione di un gruppo di lavoro su turismo e gioco, composto da 24 membri tra rappresentanti politici, forze dell’ordine, accademici e operatori del settore. Il mandato è analizzare costi, benefici e modelli regolatori, prendendo a riferimento l’esperienza di altri Stati.
Nel primo incontro è emersa con forza la dimensione del fenomeno illegale. Secondo le autorità, tra 700 e 800 milioni di dollari transitano ogni anno attraverso attività non autorizzate, in particolare sale clandestine spesso collegate ad altri reati. Un dato che continua a pesare sul dibattito e che rende sempre più difficile rinviare una decisione politica.

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