AGCOM contro Google alla Corte Ue: sotto esame la responsabilità di YouTube nella diffusione di video e contenuti sul gioco d’azzardo. (Immagine: Associated Press / Alamy)
Il confronto tra AGCOM e Google sul divieto italiano di pubblicità del gioco d’azzardo approda alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea, dove l’Avvocato Generale Maciej Szpunar ha presentato le sue conclusioni in una causa destinata a incidere sul ruolo delle piattaforme digitali nella diffusione di contenuti sensibili.
Il nodo è la multa da 750mila euro inflitta nel 2022 a Google Ireland per la presenza su YouTube di centinaia di video del creator “Spike”, nei quali venivano mostrati o suggeriti siti con vincite in denaro, in violazione del Decreto Dignità, che vieta qualsiasi forma di pubblicità dei giochi con premio in denaro.
Secondo l’Avvocato Generale, l’attività di YouTube – memorizzare e rendere disponibili video caricati dagli utenti – resta pienamente dentro l’ambito della direttiva 2000/31 sul commercio elettronico. Il fatto che i contenuti riguardino il gioco d’azzardo non sposta la piattaforma nel perimetro del settore giochi, la cui disciplina rimane prerogativa nazionale. L’esclusione prevista dalla direttiva riguarda infatti l’offerta dei giochi, non la semplice archiviazione di contenuti che ne parlano.
Tradotto: l’Italia può mantenere il proprio divieto pubblicitario, ma la responsabilità della piattaforma deve essere valutata con i criteri della normativa Ue sugli hosting provider.
Al centro del giudizio c’è l’articolo 14 della direttiva, che limita la responsabilità degli intermediari online quando il loro ruolo è meramente tecnico e passivo. Per conservare questa protezione, Google non deve:
Szpunar chiarisce che gli strumenti inclusi nello YouTube Partner Program – monetizzazione, analisi, funzioni di visibilità – appartengono al normale funzionamento della piattaforma e non equivalgono a un’ingerenza editoriale. Allo stesso modo, la condivisione dei ricavi pubblicitari non prova alcuna influenza sui contenuti del creator.
L’esenzione viene meno solo in un caso: se la piattaforma conosce effettivamente l’illiceità dei contenuti e non interviene subito per rimuoverli. Su questo dovranno pronunciarsi i giudici italiani. Secondo l’Avvocato Generale, le verifiche interne di YouTube, incluse quelle effettuate per attivare la monetizzazione, non rappresentano, da sole, un sistema di controllo che faccia di Google un attore attivo.
Tuttavia, se tali controlli avessero reso evidente la presenza di pubblicità vietata, la piattaforma non potrebbe più invocare la protezione prevista dall’articolo 14. Il punto è cruciale per il caso Spike: se Google era in grado di accorgersi della natura promozionale dei video e non è intervenuta tempestivamente, la multa inflitta da AGCOM potrebbe essere considerata legittima.
Il parere di Szpunar non è vincolante, ma orienta la decisione della Corte di Giustizia, attesa nelle prossime settimane.
Poi la palla tornerà al Consiglio di Stato, chiamato a stabilire se, alla luce dei criteri europei, Google potesse davvero essere considerato un intermediario neutrale oppure se la piattaforma avesse elementi sufficienti per riconoscere l’illiceità dei video pubblicati dal creator.

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