Google contesta la maxi-multa Agcom per violazione del divieto di pubblicità ai giochi d’azzardo: la parola passa alla Corte UE. (Immagine: stLegat / Alamy)
La battaglia legale sulla pubblicità del gioco d’azzardo sbarca davanti ai giudici europei. Oggi la Corte di Giustizia dell’Unione europea ha discusso il ricorso che vede contrapposti Google e l’Autorità italiana per le Garanzie nelle Comunicazioni (Agcom). Al centro della contesa c’è una maxi-sanzione per la diffusione su YouTube di contenuti ritenuti in contrasto con il Decreto Dignità, che vieta qualsiasi forma di promozione di giochi e scommesse con vincite in denaro.
Secondo Agcom, Google non sarebbe un semplice intermediario passivo ma un attore attivo, grazie al sistema di monetizzazione di YouTube e agli accordi con i creator. Una posizione che ha giustificato la multa milionaria, poi messa in discussione dai giudici italiani e infine rimessa al vaglio dei magistrati di Lussemburgo.
Il cuore della questione è stabilire se le tutele per gli hosting provider, previste dall’articolo 14 della Direttiva e-Commerce del 2000, possano applicarsi anche alla pubblicità di giochi e scommesse. In Italia, infatti, dal 2018 ogni messaggio promozionale legato al gambling è vietato. Se la Corte dovesse escludere la protezione, Google rischierebbe di essere ritenuto corresponsabile, con conseguenze di rilievo per l’intero settore digitale.
A rendere la partita ancora più delicata c’è la qualificazione di Google come hosting provider “attivo”. L’Autorità sostiene che, partecipando alla monetizzazione e condividendo i ricavi con i creatori di contenuti, il colosso non possa invocare la neutralità tecnica, ma vada trattato come un soggetto pienamente coinvolto nella diffusione della pubblicità vietata.
Non a caso, all’udienza di oggi erano presenti anche i governi di Italia, Belgio, Repubblica Ceca e Portogallo, insieme alla Commissione europea. La loro partecipazione dimostra la portata transnazionale del contenzioso e l’impatto potenziale che la decisione potrà avere sul mercato del gambling e, più in generale, sulla responsabilità delle piattaforme online.
Il verdetto della Corte, preceduto dal parere dell’Avvocato Generale atteso nei prossimi mesi, potrebbe ridefinire gli equilibri tra libertà di espressione online, business delle big tech e vincoli normativi nazionali. Un banco di prova cruciale per capire fino a che punto i giganti del web potranno continuare a nascondersi dietro il ruolo di “ospiti neutrali”.

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