Pascrell vs Dalli: visioni a confronto sul futuro del gioco responsabile

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Alan Evans

Pubblicato da Alan Evans

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Ultimo aggiornamento 15 maggio 2025

Pascrell vs Dalli: visioni a confronto sul futuro del gioco responsabile

Al NEXT.io di Malta, Bill Pascrell III e Chris Dalli offrono prospettive diverse sul futuro del gioco responsabile e le sfide del settore. (Immagine: Alan Evans / Casinos.com)

Uno dei momenti più intensi del NEXT.io, evento di punta per l’industria del gioco online tenutosi a Valletta, Malta, il 7 e 8 maggio 2025, è stato senza dubbio il confronto diretto tra Bill Pascrell III e Chris Dalli. Il titolo del panel non lasciava spazio a interpretazioni: Let’s Debate: The Industry Is F---ing Up RG.

Fin dall’introduzione, il tono è stato volutamente provocatorio: il gioco responsabile (RG), hanno sostenuto i relatori, sarebbe stato “imposto con la forza” come presunta priorità del settore, più per obbligo che per reale convinzione.

Il dibattito ha messo in discussione la sincerità degli operatori: il RG è davvero un obiettivo concreto oppure è solo una manovra di immagine per salvare la faccia?

In uno scenario internazionale dove alcuni regolatori stringono la presa mentre altri restano più permissivi, il panel ha sollevato interrogativi urgenti: l’industria sta forse giocando un pericoloso gioco di specchi? È possibile stabilire indicatori concreti di performance (KPI) per il gioco responsabile, o si tratta dell’ennesimo slogan ESG (Environmental, Social and Governance), cioè un’etichetta che richiama l’impegno etico e sociale delle aziende ma che spesso resta solo sulla carta? 

E ancora: i regolatori stanno esagerando nel loro ruolo? Gli operatori possono permettersi di scegliere quali normative seguire e quali no?

Chi sono i protagonisti del dibattito

Bill Pascrell III, conosciuto anche come BPIII, è uno dei lobbisti più influenti degli Stati Uniti e opera con il Princeton Public Affairs Group. Esperto di affari pubblici a livello statale, federale e internazionale, ha contribuito in modo decisivo a importanti trasformazioni legislative nel settore del gioco e della cannabis. Tra i suoi successi più noti c’è il ruolo chiave nella legalizzazione delle scommesse sportive negli Stati Uniti e nella stesura del quadro normativo per il gioco online nello Stato del New Jersey.

Nel corso della sua carriera, Pascrell ha fatto parte di numerosi organi governativi e comitati consultivi. Per oltre vent’anni ha ricoperto l’incarico di consulente legale della Contea di Passaic ed è regolarmente inserito nelle classifiche dei personaggi più influenti della politica del New Jersey.

Christopher Dalli, noto anche come Chris Dalli, è l’attuale CEO di L&L Europe, un gruppo attivo nel settore del gaming online. Prima di assumere questo ruolo, ha lavorato come partner presso lo studio legale maltese Gonzi & Associates, Advocates. Dalli ha completato i suoi studi giuridici presso la University of London.

Bill Pascrell III and Chris Dalli

Bill Pascrell III e Chris Dalli a confronto sul gioco responsabile e la regolamentazione durante il panel al NEXT.io. (Immagine: Alan Evans / Casinos.com)

Backstage: il confronto continua

Abbiamo raggiunto Bill Pascrell III e Chris Dalli dietro le quinte, subito dopo il panel. Ecco cosa ci hanno raccontato a caldo.

Alan: “Il dibattito sul gioco responsabile e sul ruolo della regolamentazione – tra obblighi imposti e autodisciplina del settore – è stato, come previsto, un vivace botta e risposta tra professionisti del gaming e del diritto. Entrambi avete portato argomentazioni forti, ma mi ha colpito in particolare lo scambio sul tema dell’autoregolamentazione contrapposta all’intervento politico o normativo. C’è poi una riflessione più ampia che riguarda concetti come la libertà individuale, lo Stato ‘paternalista’, l’educazione e le norme sociali. È un campo immenso su cui discutere. Ma quanto spazio reale c’è per affrontare questi temi? Possiamo davvero limitarci a dare la colpa ai ‘cattivi’ o a lodare i ‘buoni’? Forse non è tutto così semplice, no?”.

Chris: “Credo che le problematiche sociali che stai toccando nascano da bisogni umani profondi. Non si tratta di tendenze passeggere: sono dinamiche che esistono da generazioni, come nel caso dell’alcol durante il Proibizionismo. A mio avviso, servono regolatori più preparati, persone che abbiano una visione complessa: non solo esperti di salute pubblica o di restrizioni, ma anche professionisti capaci di comprendere le cause profonde di certi comportamenti. Dovremmo porci domande diverse: perché questo accade? Perché la società non riesce a intervenire in modo efficace? Forse anziché dichiarare guerra al gioco d’azzardo, sarebbe più utile cambiare prospettiva, accettare che certi comportamenti esistono e trovare modi più intelligenti, più sfumati, per gestirli. Forse il punto è proprio questo: passare dal proibire al comprendere, e poi al contenere".

Alan: “Bill, la pensi diversamente?”.

Bill: “Credo profondamente nella responsabilità sociale, ma anche in quella individuale. Molte persone non sanno che l’aumento dei casi di dipendenza da gioco riguarda una percentuale molto ridotta della popolazione—si parla di circa l’1–2%. Il vero tema è come aiutare chi resta ai margini, chi non riesce a chiedere aiuto o non rientra nei protocolli classici. Esistono numerose iniziative efficaci al di fuori della regolamentazione: programmi sanitari come quelli promossi da Birch, strumenti per il benessere digitale... Tutti esempi di supporto concreto, senza imposizioni pesanti o interventi autoritari. Bisogna stare attenti con misure come i controlli sull’accessibilità economica o i time-out obbligatori: possono risultare invasivi. Chi decide quanto una persona può permettersi di giocare? Magari vuole semplicemente giocare di meno, di più o divertirsi ogni tanto con una lotteria".

Alan: “Quindi la vera sfida è capire come intervenire. Possiamo affidarci alla tecnologia e all’intelligenza artificiale per identificare i comportamenti a rischio e intervenire in tempo? Come per chi guida in stato di ebbrezza, che viene fermato subito, senza seconde possibilità. Non potremmo fare lo stesso per il gioco problematico, lasciando però che gli altri si godano il gioco come forma di intrattenimento?”.

Bill: “Quello che serve è una collaborazione più stretta tra operatori, regolatori e politici. Ma attenzione: i regolatori non sono politici e devono comprendere la realtà operativa dell’industria. Operatori come GDC affrontano costi di conformità e tasse elevatissimi. L’iper-regolamentazione non migliora i risultati. Se vogliamo davvero fare passi avanti, dobbiamo lavorare insieme per proteggere i consumatori senza penalizzare gli operatori responsabili. Il vero nemico da combattere sono gli operatori illegali e l’attività del mercato nero".

Alan: “Quindi, se concentriamo gli sforzi su questo fronte, la tecnologia può davvero aiutarci? Non siamo forse arrivati al punto in cui l’AI e altri strumenti digitali possono individuare precocemente i comportamenti di gioco problematici e intervenire, proprio come si sospende la patente a chi guida in stato di ebbrezza? Sembra possibile ridurre i danni senza snaturare il gioco come forma di intrattenimento. Le normative in vigore sono già tra le più severe—paragonabili a quelle del settore bancario. Non dovremmo allora affidarci alla tecnologia per trovare un equilibrio migliore?”.

Bill: “Hai perfettamente ragione, ma tutto questo richiede una vera partnership. Regolatori e operatori devono lavorare insieme. Il problema è che spesso i regolatori non hanno una conoscenza approfondita del settore, quindi serve un dialogo chiaro e costante. Va anche detto che i costi per l’industria sono altissimi—tra conformità normativa, tassazione e altri oneri. L’iper-regolamentazione rischia di soffocare l’innovazione. Invece di stringere continuamente le maglie intorno agli operatori autorizzati, dovremmo concentrare gli sforzi contro il mercato nero".

Chris: “Concordo pienamente con Bill. La tecnologia ha un potenziale enorme, ma troppo spesso viene trascurata per mancanza di comprensione. Pensa ai controlli aeroportuali: le restrizioni sui liquidi o sui dispositivi elettronici sono nate da episodi specifici. Ma col tempo, la tecnologia ha reso tutto più efficiente, introducendo eccezioni e scanner più sofisticati. Lo stesso ragionamento vale per la regolamentazione del gioco: servono soluzioni intelligenti, guidate dalla tecnologia, che sappiano distinguere i giocatori a rischio da quelli responsabili. Non si tratta di imporre divieti generalizzati, ma di costruire una regolamentazione più mirata e meno invasiva".

Alan: “Bill, Chris, è stato un piacere parlare con voi. Grazie per aver condiviso le vostre riflessioni con Casinos.com”.

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Alan Evans
Alan Evans
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Gran parte della carriera di Alan è stata dedicata all’insegnamento, anche in una delle scuole private più prestigiose del Regno Unito. Nel 2000 ha lasciato Londra per trasferirsi in Galles, dove ha cresciuto quattro figli e conseguito una laurea e un master in fotografia e cinema. Dopo aver contribuito al lancio di un giornale locale e fondato uno dei primi siti di notizie indipendenti del Galles, oggi scrive per Casinos.com, dove unisce l’esperienza giornalistica alla passione per le storie e per il mondo dei casinò.

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