Il gioco illegale online cresce tra siti offshore e dati opachi. Le autorità europee cercano nuove strategie per tutelare il mercato regolamentato. (Immagine: imageBROKER.com / Alamy)
Dietro le luci dei casinò digitali e delle slot online regolamentate, esiste un mondo parallelo che sfugge a ogni controllo: quello del gioco d’azzardo illegale. Un mercato sommerso, in continua evoluzione, che sfida i regolatori europei e mette a rischio migliaia di giocatori.
Capire quanto valga davvero questo sistema clandestino è quasi impossibile. Lo ammette anche Ben Haden, direttore della ricerca della UK Gambling Commission, l’ente che supervisiona il gioco nel Regno Unito.
“Misurare le dimensioni del mercato illegale è difficile. Non è un alibi, è la realtà: si tratta di un’attività costruita per restare invisibile".
Dietro interfacce patinate e bonus irresistibili, molti siti senza licenza operano in totale assenza di garanzie. Per chi gioca, il rischio è concreto: vincite non pagate, dati personali non protetti, assenza di limiti e strumenti di autoesclusione. Un click sbagliato può significare entrare in un circuito dove nessuno tutela il consumatore.
Eppure, per chi scommette, la distinzione tra legale e illegale non è sempre chiara. Molti utenti – lo conferma la UKGC – non si rendono conto di violare la legge, soprattutto quando si trovano davanti a piattaforme che imitano alla perfezione i siti regolari.
Il fenomeno non danneggia solo i giocatori. Gli operatori con licenza si trovano a competere con chi non paga tasse né rispetta normative sulla sicurezza, mentre i governi perdono milioni in gettito fiscale e sono costretti a investire risorse nella repressione.
Nel suo ultimo rapporto, la Commissione britannica ha spiegato quanto sia difficile stimare le dimensioni reali del fenomeno: i dati disponibili sono frammentati, e ogni ipotesi aggiunge incertezza.
Dietro le cifre c’è una verità scomoda: il mercato illegale è più fluido e adattivo di quello regolamentato, e reagisce rapidamente a ogni tentativo di chiuderlo.
Di fronte a questo scenario, la UKGC ha scelto la linea dura. Blocco dei domini, monitoraggio dei pagamenti, collaborazione con banche e società tecnologiche: una rete di alleanze per rendere più difficile la vita ai siti non autorizzati.
L’obiettivo è chiaro: capire se le misure di contrasto funzionano e convincere altri Paesi a seguirne l’esempio. Ma, come sottolinea Haden, la chiave è la cooperazione. Gli operatori legali possono contribuire condividendo dati anonimi, le piattaforme di pagamento possono migliorare i sistemi di rilevamento e i governi devono armonizzare le leggi a livello internazionale.
La ricerca britannica ha evidenziato alcuni punti fermi. Il gioco illegale non è un fenomeno nuovo: esiste da sempre e cambia forma ogni volta che viene colpito. Molti giocatori vi accedono inconsapevolmente o perché si sono autoesclusi dai siti legali e cercano scorciatoie. E, contrariamente ai timori diffusi, non esiste un’esplosione incontrollata del mercato nero: la sua presenza è costante, ma pericolosa.
Il vero rischio, però, è invisibile. Un operatore illegale può cambiare nome, dominio o metodo di pagamento in poche ore, rendendo impossibile qualsiasi rimborso o denuncia. Anche in Italia il problema resta centrale: secondo le stime di settore, il gioco illegale drena ogni anno miliardi di euro dal mercato regolamentato dei casinò ADM, con ricadute sulla sicurezza dei giocatori e sulla credibilità del sistema.
Per rendere l’azione più efficace, il team di Haden sta ora scomponendo il problema: analizza i flussi di denaro, l’attività dei siti e i risultati delle operazioni di contrasto, con l’intento di fornire basi più solide su cui costruire politiche di tutela affidabili.
“I giocatori si aspettano che il mercato legale offra sicurezza e trasparenza. Abbassare gli standard per inseguire l’illegalità non è la soluzione", ribadisce Haden.
Per chi gioca, la regola è semplice: controllare sempre che il casinò online sia autorizzato da un ente riconosciuto, come l’ADM in Italia o la UKGC nel Regno Unito. Per tutti gli altri, la sfida è culturale: trasformare la consapevolezza in difesa.
Gran parte della carriera di Alan è stata dedicata all’insegnamento, anche in una delle scuole private più prestigiose del Regno Unito. Nel 2000 ha lasciato Londra per trasferirsi in Galles, dove ha cresciuto quattro figli e conseguito una laurea e un master in fotografia e cinema. Dopo aver contribuito al lancio di un giornale locale e fondato uno dei primi siti di notizie indipendenti del Galles, oggi scrive per Casinos.com, dove unisce l’esperienza giornalistica alla passione per le storie e per il mondo dei casinò.
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