Il governo prepara la riforma del gioco online: il 4% del GGR dei casinò digitali finanzierà sport e iniziative sociali. (Immagine: Tjetjep Rustandi / Alamy)
La Nuova Zelanda si avvicina alla regolamentazione del gioco online introducendo un meccanismo di finanziamento diretto alle comunità locali. Il governo ha confermato che il prossimo Online Casino Gambling Bill prevederà l’obbligo, per gli operatori autorizzati, di destinare il 4% dei ricavi lordi da gioco (GGR) a favore di organizzazioni sportive, culturali e sociali.
La misura nasce con un obiettivo preciso: compensare il possibile calo dei fondi provenienti dalle pokies, le slot machine terrestri diffuse in pub e club locali, che oggi rappresentano una delle principali fonti di sostegno economico per migliaia di realtà locali.
Il tema del finanziamento comunitario è stato centrale nel confronto pubblico avviato dal governo. Su circa 5.000 contributi ricevuti durante la consultazione, quasi 4.000 hanno espresso timori per l’impatto che la legalizzazione dell’iGaming potrebbe avere sui proventi destinati a club sportivi, associazioni culturali e iniziative sociali.
Attualmente, i ricavi delle pokies contribuiscono al sostegno di oltre 5.000 organizzazioni in tutto il Paese. Da qui la scelta dell’esecutivo di inserire nel disegno di legge una garanzia economica strutturale legata al nuovo mercato digitale.
Secondo le stime governative, il contributo del 4% potrebbe generare tra i 10 e i 20 milioni di dollari neozelandesi nel primo anno di applicazione, pari a circa 5,6–11,2 milioni di euro. Le risorse saranno destinate a programmi sportivi, iniziative culturali, enti di beneficenza locali e al sostegno di eventi come le Special Olympics.
La gestione dei fondi potrebbe essere affidata al Lottery Grants Board, organismo già incaricato di distribuire finanziamenti pubblici a progetti comunitari in diversi settori.
Il disegno di legge, che potrebbe entrare in vigore dal 1° gennaio 2027, prevede un quadro normativo più stringente rispetto all’attuale offerta offshore. Il numero di licenze sarà limitato a un massimo di 15 operatori, chiamati a rispettare requisiti severi in materia fiscale e di tutela dei giocatori.
Oltre al contributo comunitario, gli operatori dovranno versare un’imposta del 12% sul gioco offshore e un ulteriore 1,24% dei profitti destinato alla prevenzione e al trattamento dei danni legati al gioco.
La riforma consentirà la promozione dei casinò online, ma all’interno di un perimetro molto rigido. Sono previste limitazioni stringenti sui contenuti pubblicitari, il divieto assoluto di comunicazioni rivolte ai minori e l’introduzione di strumenti obbligatori di verifica dell’età.
L’obiettivo dichiarato è ridurre i rischi per i giocatori, offrendo un’alternativa regolamentata e più sicura rispetto ai siti non autorizzati.
Nonostante l’accoglienza positiva da parte di molte organizzazioni comunitarie, alcuni gruppi sportivi continuano a manifestare perplessità. Il timore è che il passaggio al gioco online possa indebolire un modello di finanziamento locale che, per decenni, ha sostenuto lo sport di base e le attività giovanili. Secondo queste realtà, il legame diretto tra apparecchi fisici e comunità territoriali potrebbe non essere facilmente replicabile nel contesto digitale.
Il progetto di legge proseguirà ora il suo iter parlamentare. Il punto centrale del confronto resta la capacità del nuovo sistema di garantire, nel tempo, risorse equivalenti a quelle oggi generate dalle pokies, evitando ricadute negative sul sostegno economico alle attività sportive e sociali locali.

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