I deputati Merola e Vaccari incalzano il Ministro dell'Economia Giorgetti: servono nuove regole per il gioco terrestre e dati sul gettito. (Immagine: LaPresse / Alamy)
Alla Camera si riaccende il dibattito sul gioco d’azzardo e sulla tutela dei giocatori fragili. I deputati Virginio Merola e Stefano Vaccari (Pd) hanno presentato una nuova interrogazione al Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, chiedendo al governo di colmare al più presto le falle normative.
Al centro della richiesta c’è il Registro unico degli autoesclusi (Rua), istituito nel 2019 e valido per il gioco a distanza, ma non per casinò e sale fisiche. Una disparità che, secondo i due parlamentari, rischia di rendere inefficace lo strumento: “Chi si autoesclude online – osservano – può tranquillamente continuare a giocare in presenza”.
A complicare il quadro è arrivata la sentenza n. 104 del 10 luglio 2025 della Corte costituzionale, che ha bocciato il divieto – previsto dal decreto Balduzzi – di installare nei locali terminali per l’accesso al gioco online.
Per i deputati Pd la decisione ha lasciato un vuoto normativo che va colmato subito, perché altrimenti si rischia il paradosso: “Si multano i gestori di biliardini senza autorizzazione, ma si consente l’uso di postazioni digitali per le scommesse”.
L’interrogazione non si limita all’aspetto sanitario. Merola e Vaccari chiedono infatti al Mef anche i numeri del comparto: quanto ha versato il gioco d’azzardo nelle casse pubbliche nel 2023 e nel 2024?
I dati richiesti dovranno distinguere tra gioco online e fisico, con particolare attenzione agli apparecchi Awp e Vlt, che da soli rappresentano una fetta consistente del gettito.
La soluzione indicata dai parlamentari dem è netta: estendere l’efficacia del Rua anche alle sale terrestri. Per farlo, si ipotizza l’uso della tessera sanitaria come strumento di identificazione immediata, in grado di bloccare sia i giocatori autoesclusi sia i minori.
Una misura che, nelle intenzioni, andrebbe accompagnata da provvedimenti dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli per distinguere l’uso “ordinario” dei terminali da quello finalizzato al gioco, mettendo ordine in un settore dove i confini appaiono sempre più labili.

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